Orta di Atella

Eurocompost, Sorvillo: “Perchè il Puc salva l’area?”

 ORTA DI ATELLA. L’associazione Ats, attraverso il suo presidente Salvatore Sorvillo, vuole portare a conoscenza i cittadini che nel nuovo Puc, adottato dalla giunta comunale di Orta di Atella, l’area dove ricade la Eurocompost è stata inserita come area di riqualificazione urbanistica ed ambientale.

Sorvillo spiega: “Tale insediamento non ha alcun requisito urbanistico per stare lì, ovvero, nel Prg tuttora vigente l’area ha una destinazione d’uso agricola e il titolare di tale fondo e dell’azienda vi ha costruito una pseduo centrale di compostaggio.

Nell’anno 2002 ebbe una prima concessione in sanatoria ai sensi dell’articolo 13 ex legge 47/85. Nulla di che, se non altro che tale possibilità di sanatoria viene concessa solo a chi ha effettuato un intervento abusivo senza concessione. Ma sia al momento dell’abuso che al momento della presentazione della sanatoria deve esserci doppia conformità allo strumento urbanistico vigente. Parliamo di un opificio industriale.

Successivamente il titolare ha ottenuto nel 2003 (con C.e. numero 63) un adeguamento igienico sanitario, e nell’anno 2005 (con C.e. numero 55), la possibilità di realizzare una tendostruttura. Ovviamente, poiché lo stesso è stato un cittadino modello ed un imprenditore serio ha ottenuto anche il certificato di agibilità nell’anno 2006. Chi non ricorda la puzza quotidiana e i malumori, nonché il disagio fisico a vivere nel nostro paese?

Ma questo non è coerente con l’argomento che dobbiamo trattare, quindi lasciamo stare. Giungiamo, poi, dopo tante battaglie, alla chiusura dell’azienda, non perché non abbia i requisiti di legge urbanistica ma perché non rispetta alcune prescrizioni ambientali doverose per far completare il ciclo produttivo, e far adeguare le fasi di lavorazione alla normativa vigente.

La domanda sorge spontanea: alla luce di innumerevoli annullamenti di titoli edilizi, anche risalenti a dieci anni addietro, limite massimo consentito per legge, come mai, i P.d.c. dell’Eurocompost non si toccano, e come mai la si premia dandole la possibilità di riqualificare urbanisticamente il fondo di terreno ai fini edilizi per un eventuale business edificatorio? Forse a qualcuno fa gola quel terreno? O forse si vuole giungere ad autorizzare nuovamente in futuro tale insediamento?

Un altro dubbio ci attanaglia: a fronte di una comunicazione alla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, all’attenzione della locale stazione dei carabinieri, in data 13 luglio 2009, a firma dell’allora responsabile dell’Ufficio tecnico urbanistico, dove si evidenziava la presenza di residui di lavorazione, nonché la richiesta da parte dell’azienda di completare il ciclo di lavorazione per bonificare l’area e lasciarla in sicurezza, come mai, dopo circa quattro anni, a seguito di incendio, non si sa se doloso o meno, si parla di auto-combustione di residui e/o rifiuti presenti in loco, abbandonati, e non si parla della messa in sicurezza di tutta l’area circostante l’opificio, e verifica di eventuali inadempienze?

Si parla solo di analisi in danno all’amministratore fallimentare, per l’ ultimo incendio. Ci sarà da qualche parte, presso l’ufficio tecnico, una sorta di verbale di sopralluogo per la messa in sicurezza dell’opificio, a seguito delle note 09/12/2008 prot.24690, prot. 25315 del 12/12/2008 e prot.25442 del 18/12/2008 e, non ultima, prot. 819 del 16/01/2009.

Forse qualcuno dovrebbe accertarsi se all’epoca vi fu l’ultimazione del ciclo produttivo, senza dimenticare che l’incendio, forse, ha bruciato tutti i residui presenti, mai rimossi. Dire che il Comune si costituirà in giudizio per l’eventuale danno ambientale va bene, non è mai troppo tardi, soprattutto per il danno ambientale pregresso, data la retroattività della legge in materia, proveniente dalle emissioni in atmosfera durante il ciclo produttivo.

Ma in riferimento a questi atti, ordinanza numero 58 del 19/10/2007, e nota prot. 1865 del 16/10/2007, non si è fatto più nulla? Non accusiamo nessuno, sia ben chiaro, il Comune attualmente è dotato di tutte le competenze necessarie e di tecnici altamente qualificati, esperti nel settore, ma vorremmo sapere perché nel Puc tale fondo deve essere salvato, perché su di un suolo cosi lontano dall’edificato circostante deve essere data la possibilità, in futuro, di erigere, un insediamento produttivo uguale a quello esistente, oppure destinarlo, all’edificazione magari di un parco residenziale, su di un fondo inquinato, ricordando che né vasca di raccolta dei residui liquidi per la produzione, né fognature esistono nella zona? Riflettete sulle falde acquifere.

Forse dobbiamo dare ragione al pentito: sotto i nostri piedi abbiamo di tutto e di più, e se vogliamo mangiare e bere i prodotti della terra dobbiamo andare a prenderli in un’altra zona perché qui è tutto contaminato, iniziando da chi ci governa. Invitiamo i cittadini a verificare la zonizzazione del Puc, le varie note e ordinanze e comunicazioni riportate e capire se ci continuano a prendere in giro. La ‘terra dei fuochi’ la conosciamo, ma Orta è diventata la ‘terra di chi passa su tutto e su tutti’, ed il business resta sempre il business. Attendiamo fiduciosi nella riposta del popolo ortese che, certamente, non si farà attendere”.

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