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Faida Belforte-Piccolo, svelati i responsabili dell’omicidio Cortese

 MARCIANISE. La squadra mobile, ad epilogo di complesse indagini coordinate dalla Procura antimafia di Napoli, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Tribunale partenopeo, per i reati di omicidio pluriaggravato, detenzione e porto illegali di armi comuni e da guerra, …

… con l’aggravante di avere commesso il fatto per agevolare l’organizzazione camorristica Belforte, detti i “Mazzacane”, di Marcianise, nei confronti di Salvatore Belforte, 53 anni; Felice Napolitano, detto “Capitone”, 50 anni; Francesco Zarrillo, nato 44 anni, tutti già detenuti.

Le indagini, suffragate da attività tecniche e dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia quali Michele Froncillo, Antonio Farina e Pasquale Aveta e, più di recente, Domenico Cuccaro e Bruno Buttone – questi ultimi due tra gli esecutori materiali del raid omicidiario – hanno permesso di fare piena luce su uno dei tantissimi omicidi che insanguinarono la cruenta faida tra i clan Belforte e Piccolo, detti “I Quaqquaroni”, che si contendevano, tra la fine degli anni ’90 ed i primi 2000, il controllo delle attività criminali nel comprensorio di Marcianise, Maddaloni, Caserta e comuni limitrofi. Infatti, secondo quanto appurato dagli investigatori, Angelo Cortese, detto “‘O Chiattone” o “Marlon Brando”, che in precedenza aveva militato nel clan Massaro di San Felice a Cancello, con la sua disarticolazione, era transitato nelle fila dei Piccolo.

Il giovane, pertanto, insieme ad alcuni complici, aveva iniziato a “battere a tappeto” il comprensorio marcianisano e maddalonese esigendo il pagamento di tangenti a numerosi imprenditori e commercianti. In quel periodo, nell’agosto 2006, era stato appena scarcerato uno dei capi dei Mazzacane, lo spietato Salvatore Belforte, il quale decretò la morte di Cortese, affidando l’organizzazione dell’omicidio a Bruno Buttone.

Secondo le risultanze investigative della squadra mobile, il motivo scatenante che determinò Salvatore Belforte ad ordinare la eliminazione di Cortese fu rappresentato dalle insistenti richieste estorsive che il pregiudicato rivolse ad alcuni imprenditori che già pagavano “il pizzo” ai Mazzacane. Poi, dopo numerosi tentativi e svariati appostamenti, nella mattinata del 15 settembre 2006, il commando composto da Buttone, Cuccaro, Zarrillo e Napolitano, intercettò in via Nazionale Appia, località Montedecoro a Maddaloni, la vittima designata mentre, a bordo della sua auto, si recava ad un appuntamento. In realtà, si trattava di una trappola organizzata proprio dai Belforte.

I killer, a bordo di un’auto, affiancata la vettura di Cortese, a breve distanza del bar Zanzibar di Maddaloni, utilizzando una mitraglietta Skorpion calibro 7.65, e due pistole calibro 9×21, lo crivellarono di colpi, ben 34 secondo l’esame autoptico.

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