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Brasiliana uccisa: il datore di lavoro è il padre del bimbo

 BRESCIA. Una gravidanza indesiderata sarebbe il movente che avrebbe spinto Claudio Grigoletto a uccidere Marilia Rodrigues Martins, la ventinovenne brasiliana ritrovata morta giovedi’ scorso nel suo ufficio di Gambara, in provincia di Brescia.

Secondo il procuratore capo di Brescia Fabio Salomone, Grigoletto “aveva la necessita’ di eliminare quel problema rappresentato dal fatto di essere il padre del bambino che la brasiliana aspettava”. Come ha infatti confermato l’autopsia di ieri, la giovane era incinta tra il quarto e il quinto mese di gravidanza. La brasiliana, ha aggiunto Salomone, “e’ stata strangolata ma a finirla potrebbe essere stato il gas”. Grigoletto sara’ interrogato nelle prossime 48 ore dal gip per la convalida del fermo.
Dopo un lungo interrogatorio e’ stato fermato con l’accusa di omicidio il suo datore di lavoro, Claudio Grigoletto, uno dei titolari della Alpi Aviation do Brasil, la ditta che vende ultraleggeri per la quale Marilia lavorava. L’uomo e’ stato trasferito nel carcere di Brescia. Grigoletto e’ stato fermato questa mattina al termine di un lungo interrogatorio durato tutta la notte nella caserma del Comando provinciale dei carabinieri di Brescia. Il datore di lavoro, si apprende in ambienti investigativi, “non ha confessato” l’omicidio.
Il fermo e’ stato disposto dal pubblico ministero, Ambrogio Cassani, per i reati di omicidio aggravato, procurato aborto e tentativo di soppressione di cadavere. La ragazza, come ha confermato l’autopsia effettuata ieri, era al quinto mese di gravidanza. Alle 12 in procura a Brescia verranno spiegati gli sviluppi dell’indagine. Grigoletto, ascoltato nel fine settimana e nuovamente nel corso delle ultime ore dai carabinieri del Comando provinciale di Brescia, avrebbe tentato di spiegare agli inquirenti di essere stato lontano da Gambara nelle ore in cui si sarebbe consumato l’omicidio e di essere tornato nel paese solo quando si e’ saputo della morte della brasiliana. Ieri l’autopsia aveva decretato che Marilia Rodrigues Silva e’ stata uccisa.
E con lei, come si vociferava sin dai primissimi istanti, se ne e’ andato per sempre il feto che custodiva in grembo. L’autopsia spazza via quella montagna di dubbi che aveva sovrastato le prime ipotesi: e cioe’ che la giovane brasiliana si fosse tolta la vita. Lo lasciava pensare quel forte odore di gas che proveniva dall’ufficio della Alpi Aviation do Brasil, la ditta che vende ultraleggeri per la quale Marilia lavorava e che si e’ trasformato nella sua tomba.
Ma quelle ferite alla nuca e alla fronte della donna sono sembrati sin dai primissimi istanti incompatibili con una banale caduta, agli inquirenti coordinati dal Pm Ambrogio Cassiani, che immediatamente avevano aperto un fascicolo per omicidio e ordinato che fosse eseguita l’autopsia; oltre a cominciare ad ascoltare i vicini e colleghi di lavoro. A iniziare dal proprietario dell’edificio in cui si trovano gli uffici della Alpi Aviation, il primo a intervenire sul posto del delitto, attratto dall’odore di gas. Un’altra traccia che ha fatto pensare sin dai primissimi momenti al delitto, per di piu’ a sfondo passionale, il fatto che il tubo del gas fosse staccato, segno evidente di una messa in scena fin troppo grossolana. Magari sarebbe bastato dare un’occhiata a una sua foto, dicono gli abitanti di Gambara ad alcuni giornali locali, per capire che Marilia era troppo bella e cosi’ giovane per decidere di dire, semplicemente e fatalmente, “basta”.
A Gambara, dove era arrivata da pochi mesi, la ricordano “con un trolley in mano e un sorriso in volto”: i marchi di chi ama la vita. Con le sicurezze arrivate dall’autopsia adesso tocca fare i conti con le incertezze legate al dover dare un nome all’omicida: una vicina, ha riportato il Giornale di Brescia, ritiene di aver visto un’auto parcheggiata piu’ a lungo del solito vicino all’ufficio nell’orario in cui si sarebbe consumato il delitto.
Era “l’auto del fidanzato”, aggiunge la testimone. E stamane la svolta nelle indagini con il fermo del datore di lavoro.

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