Esteri

Siria, Assad: “Non ci sono prove che io abbia usato gas”

 DAMASCO. “Non ci sono prove che io abbia usato armi chimiche contro la mia gente, non sono stato io”. Il presidente siriano Bashar Assad, in un’intervista alla Cbs, torna a parlare dell’uso di gas da parte del regime. Si tratta della prima intervista a un network americano in quasi due anni.

Assad non conferma e non smentisce che il regime abbia armi chimiche. Assad avverte poi che in caso di intervento armato di Usa e Francia, gli amici della Siria, le milizie libanesi di Hezbollah e l’Iran (tutti uniti dalla comune fede sciita) effettuerebbero rappresaglie. Non solo. Un attacco potrebbe sì diminuire le capacità delle sue truppe (come vorrebbe Barack Obama) ma così facendo si concederebbe un vantaggio alle frange qaediste dell’opposizione.

Le parole di Assad arrivano poco dopo quelle del Papa che nell’Angelus di domenica 8 settembre rivolgendosi alla folla tornata a piazza San Pietro dopo la grande veglia di sabato 7 per la pace ha ribadito: “dobbiamo dire no all’odio fratricida e alle menzogne di cui si serve, dire no alla violenza in tutte le sue forme, dire no alla proliferazione delle armi e al loro commercio illegale, ce ne è tanto. E sempre rimane il dubbio. E’ davvero una guerra per qualcosa o è una guerra del commercio illegale per vendere armi?”. “Questi – ha spiegato – sono nemici da combattere uniti e con coerenza, non seguendo altri interessi se non quelli della pace e del bene comune”.

Il presidente Usa Barack Obama però va avanti sulla strada di un intervento in Siria e raccoglie anche l’appoggio di David Petraues. Un’azione in Siria è “necessaria”, anche come deterrente per “Iran, Corea del Nord e altri potenziali aggressori” ha affermato l’ex direttore della Cia invitando il Congresso ad approvare la richiesta di Obama. “Se il Congresso non approverà la richiesta del presidente ci saranno conseguenze serie non solo in Medio Oriente ma nel mondo”.

Il voto al Senato è atteso per mercoledì 11 settembre, anche se è alla Camera che la strada per ottenere il via libera a un attacco militare in Siria sembra più complicato. Lunedì Obama rilascerà sei interviste ai principali network americani. Martedì il discorso alla Nazione. Secondo il presidente francese, Hollande, la prossima settimana arriverà anche il rapporto degli ispettori Onu sull’uso di armi chimiche in Siria.

Sfuma invece l’ipotesi di un sostegno militare immediato dell’Europa. Bruxelles fa sapere che non interverrà militarmente senza il via libera dell’Onu, pur condannando l’uso di armi chimiche e chiedendo una risposta forte.

Sul tema torna anche il ministro degli Esteri Emma Bonino. “La situazione che si è determinata dopo il G20 e la riunione informale dei ministri degli Esteri europei probabilmente ci lascia un lasso di tempo prima dell’eventuale azione militare durante cui dobbiamo cercare con forza proposte alternative in grado di coagulare il massimo consenso possibile”, ha detto intervistata dal Messaggero. Per il ministro Bonino, in poche parole, “si può ancora trattare”.

Parole che arrivano all’indomani della veglia del Papa a San Pietro a cui hanno partecipato 100 mila persone. “La guerra segna sempre una sconfitta per l’umanità”, è”un fallimento”, “porta solo morte” e “parla di morte” ha detto Bergoglio.

Intanto, in Siria, i ribelli hanno preso il controllo della città di Maalula, luogo simbolo del cristianesimo orientale alle porte di Damasco, da giorni stretta tra le forze governative fedeli ad Assad e i ribelli. Lo ha annunciato l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), ong con base a Londra. “Nella notte l’esercito è entrato in città ma i ribelli hanno assunto il controllo di Maalula”, ha detto Rami Abdel Rahmane, direttore dell’ong. La sua versione è stata confermata da un testimone raggiunto al telefono.

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