Esteri

La Siria consegna le armi chimiche: Usa niente minacce a Damasco

 SIRIA. La rassicurazione arriva dal presidente Bashar Assad: la Siria consegnerà le armi atomiche.

I documenti che saranno inviati all’Onu, ha precisato serviranno a chiedere l’adesione di Damasco alla convenzione sulla non proliferazione delle armi chimiche La dichiarazione è stata fatta nel corso di un’intervista concessa ad un canale russo, nella quale Assad conferma di aver acconsentito al cedimento del controllo delle armi chimiche, precisando che ciò avviene solo grazie alla proposta della Russia e non piuttosto per la minaccia degli Usa.

Assad ha sottolineato, inoltre, che il processo di smantellamento delle armi chimiche del suo Paese non deve essere unilaterale e che gli Usa devono smettere di minacciare Damasco e di armare l’opposizione. Insomma, un duplice scambio e un doppio abbassamento delle armi, da entrambi i lati. “I terroristi tentano di provocare l’attacco americano sulla Siria”, ha detto il presidente siriano in un passaggio della sua intervista alla tv russa, sostenendo che i guerriglieri hanno nel loro arsenale armi chimiche ottenute da Paesi stranieri.

La restituzione delle armi chimiche avrà, ad ogni modo, delle condizioni: Assad ha detto di prevedere che il passaggio di informazioni sulle armi chimiche siriane alla comunità internazionale inizierà un mese dopo che Damasco aderirà alla convenzione contro le armi chimiche.

“La Russia accoglie con favore il consenso della Siria alla proposta di mettere le armi chimiche sotto controllo internazionale” e “continuerà gli sforzi verso una riconciliazione politica, in accordo con il documento di Ginevra del 30 giugno 2012”. Sono le parole del ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, diffuse su Twitter dal profilo del suo dicastero. “La Russia – si legge ancora -è per catalizzare gli sforzi congiunti nel rispondere alle sfide globali, tra cui la non proliferazione delle armi di distruzione di massa”. Lavrov afferma poi che “sia particolarmente importante alla luce dei tentativi di risolvere la crisi attraverso la forza senza l’appoggio del Consiglio di sicurezza Onu”.

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