Esteri

Kenya, ancora spari al centro commerciale di Nairobi

 NAIROBI. Ancora spari nella mattinata del 24 settembre al centro commerciale Westgate di Nairobi da sabato sotto l’assedio dei miliziani shabaab che avrebbero ucciso almeno 62 persone, 200 i feriti.

Secondo quanto riferisce la la Bbc sul suo sito online, citando fonti di polizia, si sarebbe però conclusa l’operazione slanciata dalle forze di sicurezza keniane.

Le persone uccise nell’attacco degli islamisti sarebbero almeno 62 persone, 200 i feriti. Secondo la Croce Rossa del Kenya, riporta la Bbc, vi sarebbero ancora 51 persone disperse. Nella serata di lunedì le autorità keniane avevano annunciato di aver preso “il controllo” del lussuoso mall Westgate, da sabato in mano ai fondamentalisti di al-Shebab.

Fonti della sicurezza hanno poi ammesso che all’interno dell’edificio si nascondevano ancora “uno o due” uomini armati, localizzati e isolati. Le autorità avevano anche detto che gli ostaggi erano stati liberati, circostanza negata dai terroristi.

Nella mattina di martedì, il silenzio un po’ sinistro della notte è stato all’improvviso interrotto da una pesante raffica di spari proveniente dell’edificio. Gli spari si sono ripetuti verso le 9.30, per cinque minuti, ma i giornalisti sul posto – riporta l’Ansa – non hanno potuto precisare se provenissero dall’interno del Westgate o dai dintorni, perché le forze di sicurezza li tengono a distanza.

“Le nostre forze stanno rastrellando piano per piano l’intero centro commerciale cercando quelli che eventualmente sono rimasti all’interno”, aveva spiegato nella notte il ministro dell’Interno su Twitter, aggiungendo che le truppe keniane avevano “il controllo” dell’intero enorme spazio commerciale. “Crediamo che tutti gli ostaggi siano stati liberati”.

Nel frattempo parte del tetto del mall è crollato in seguito ai danni subiti dopo un devastante incendio. Secondo una fonte della sicurezza keniota e un vigile del fuoco la parte crollata era un parcheggio sopraelevato.

Secondo il ministro degli esteri keniota, Amina Mohamed, farebbero parte del commando terrorista anche una donna britannica e alcuni giovani americani, “che hanno forse tra i 18 e i 19 anni”, di origine somala o araba ma che “vivevano negli Usa, in Minnesota e in un’altra località”. La circostanza è stata negata dagli integralisti somali.

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