Aversa

La storia di Nanà, il gattino salvato dall’amore per gli animali

 AVERSA. Ha uno sguardo dolce, che chiede amore e affetto. Il suo pelo arancione è morbido al tatto e diventa tenero al cuore quando conosci la sua storia. Il suo nome è Nanà, un gattino di otto mesi sopravvissuto ad un incidente stradale.

Come si sa, d’estate la percentuale di animali abbandonati cresce costantemente, aumentando considerevolmente il numero di randagi che si riversano in strada, sprezzanti del pericolo e delle disavventure che potranno riguardali. Nanà era uno di questi, abbandonato forse dalla sua mamma, anch’essa randagia, o peggio ancora da persone che, senza un briciolo di umanità, hanno messo in pericolo i suoi due mesi di vita.

L’incontro fortuito con gli attuali padroni è avvenuto nei pressi di via Magenta, ad Aversa, in una solitaria domenica mattina.Fabio e Pamela vedono il gattino, riverso su se stesso, forse troppo affamato e senza forze per reggersi in piedi. Quelle poche rimaste, però, le aveva conservate per miagolare, o se vogliamo piagniucolare per quel dolore atroce, di cui nessuno si era ancora accorto. Un dolore provocato da un’ernia inguinale bilaterale causata a sua volta da un trauma, forse, un incidente stradale.

L’animale è stato subito portato nell’ambulatorio del dottor Vittorio Trovato, ad Aversa, che ha constatato le sue condizioni disparate: l’ernia bilaterale aveva provocato uno spostamento degli organi interni determinando danni anche al tessuto muscolare. Un’operazione abbastanza complicata, quasi sperimentale, che il dottor Trovato e la sua equipe hanno avuto il coraggio di eseguire. Si parla davvero di coraggio se si considera che la posta in gioco era davvero alta: la vita del gattino. Un intervento, tra l’altro, costoso. “Assieme alla mia equipe, abbiamo stabilizzato il paziente in ambulatorio per qualche giorno prima di operarlo. Un’operazione eseguita con ottimi risultati, addirittura inaspettati. Non ci credevo nemmeno io”, ha detto il medico che, a telecamere spente, si entusiasma ancora e si stupisce di come abbiamo potuto ottenere quei risultati.

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“Per ciò che riportava questo gattino, sarei dovuto ricorrere a diverse operazioni prima di ottenere questo risultato” dichiara entusiasta. Forse perché un po’ è anche merito di Nanà, che coraggioso ha lottato per rimanere in vita. Nonostante gli oltre 60 punti di sutura interni ed esterni”, racconta ancora Trovato, che aggiunge: “Nanà ha reagito bene all’operazione. Nemmeno io ci speravo. Ha risposto bene sebbene il danno riportato fosse abbastanza grave. Per il momento direi che è guarito totalmente”. E i suoi occhietti vispi, la voglia di giocare lo testimoniano.

La degenza è stata lunga, trascorsa tra l’affetto e l’amore dei nuovi padroni e tra la disponibilità e la bontà del veterinario e del suo staff. Adesso Nanà è diventato la gioia della sua padrona, Pamela, che lo accoglie come un figlio. Ora Nanà ha una casa e una “sorella” Sharon con cui divertirsi a giocare. “Ringrazio pubblicamente il dottor Trovato per la sua disponibilità e la sua volontà nel prendersi cura del mio piccolo Nanà. L’amore con cui è stato accolto e curato nel suo ambulatorio è stato davvero immenso”, ha raccontato la padrona.

Ciò che salta all’orecchio è la cifra irrisoria che il dottore ha richiesto per quest’operazione difficile, quanto costosa. In molti altri ne avrebbero approfittato per spillare denaro, determinando un costo molto elevato, in termini economici, tra l’operazione, la degenza e le successiva cura. Ma l’amore per gli animali si riconosce anche da questo.

Una storia che ha un oscuro prologo. Nanà ha un’avversione per il colore arancione, oltre che per le scarpe, quelle grosse da infortunistica. Elementi, questi, che ti fanno pensare ad una sola cosa. Che quel gattino abbia sì subito un trauma, causato però non da un incidente stradale, quanto dal calcio potente e crudele di chi possa indossare una divisa che riporti quegli elementi. Si tratta certamente di un’ipotesima che se si rivelasse fondata riporterebbe in vita un dibattito che darebbe sfogo all’ira di molti.

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