Aversa

Intervista al senatore Giuliano, il “padre” del Tribunale di Napoli Nord

 AVERSA. L’avevano definito un sognatore, un velleitario, un populista a caccia di consensi campanilistici. Contro il suo progetto si erano schierati non solo gli avversari politici, ma anche molti esponenti del suo stesso partito.

Non parliamo poi della nomenclatura degli Ordini professionali di Napoli e di Santa Maria Capua Vetere, che, fortemente preoccupata di perdere una buona fetta del territorio che governa, gli ha fatto una fronda spietata fino all’ultimo giorno. Molti, poi, vittime della loro stessa ignavia, si erano messi alla finestra in paziente attesa del “finale” e solo a risultato raggiunto sono scesi in piazza ed hanno inneggiato alla “vittoria”.

Altri, ancora, evitando accuratamente di riconoscere i meriti di chi lo “portato” in città, ora pontificano quotidianamente e parlano del Tribunale come se quest’ufficio fosse “arrivato” ad Aversa per diritto divino o quasi d’incanto. Insomma, per raggiungere il grande traguardo, il “nostro” si è sempre trovato su una strada lunga, ripida e piena di trappole. Ma lui l’ha percorsa tutta in solitario, con compostezza, con grande abilità e con un’esemplare determinazione.

Parliamo naturalmente del senatore Pasquale Giuliano,già sottosegretario alla Giustizia, che è stato definito, in maniera forse altisonante ma che ben fotografa la realtà, “padre del Tribunale Napoli-Nord”. Il 14 settembre, data che gli aversani dovranno tenere e far tenere bene a mente, nella nostra città è diventato operativo il Tribunale Napoli Nord, che ha trovato la sua prestigiosa sede nel “Castello aragonese”.

Va detto per inciso che fu proprio il senatore Giuliano, circa una decina di anni fa, a battersi per la radicale ristrutturazione di questo splendido edificio e che fu sempre lui a farvi allocare la Scuola di formazione della Polizia penitenziaria e a farla inaugurare dall’allora ministro della Giustizia Roberto Castelli.

Senatore, la sua grande battaglia è dunque vinta. E’ soddisfatto?

Dire soddisfatto è poco. Il risultato raggiunto rappresenta per il nostro territorio una straordinaria opportunità. A fronte di una revisione della geografia giudiziaria che ha visto il taglio di numerosissimi uffici giudiziari, Aversa ha avuto il privilegio di ospitare l’unico neo costituito tribunale in Italia. Un tribunale tra i più importanti del Paese, maggiore di quello di Firenze e di Bologna e che comprende anche popolosi comuni del napoletano, come Giugliano, Casoria, Afragola, Marano e Frattamaggiore. Un ufficio giudiziario, quindi, che, oltre ad essere volano di sviluppo e di crescita, rappresenta un presidio di legalità di cui avevamo bisogno. Vi lavoreranno un centinaio di magistrati ( 80 giudici e 30 pubblici ministeri) e più di trecento impiegati, partendo da un carico di lavoro zero; in condizione pertanto, sicuramente per i primi tempi, di dare risposte di giustizia celeri e, in prospettiva, di sgravate il Tribunale di Napoli e quello di S. Maria C.V. di una consistente percentuale del loro eccessivo carico di lavoro. Non trascuriamo, inoltre, che presso il neotribunale dovranno essere costituiti anche nuovi ordini professionali, evento che arricchirà di ulteriore prestigio la nostra città. L’Ordine degli avvocati, vigendo la proroga fissata dalla riforma forense, nel gennaio 2015. Per gli altri, è sorto qualche problema interpretativo sul quale sta lavorando l’ufficio legislativo del Ministero.

Un altro apprezzato successo è stato quello di avere conservato ad Aversa l’ufficio del Giudice di pace, che ormai era stato trasferito a S. Maria C.V., e la Scuola di formazione della Polizia penitenziaria.

Quando fu scelta Aversa, feci immediatamente presente ai vertici ministeriali che sarebbe stata una inammissibile anomalia quella di non mantenere nella nostra città, che avrebbe ospitato uno dei maggiori Tribunali del Paese, l’Ufficio del Giudice di pace. Il recente decreto legislativo correttivo ha appunto evitato che si consumasse questa anomalia e, “ritrasferendo” il Giudice di pace da S. Maria C.V. cui era stato accorpato, ha restituito ad Aversa il “maltolto” con gli “interessi”, se mi è consentita questa battuta. Ora, infatti, il Giudice di pace di Aversa estende la sua competenza anche su moltissimi comuni del napoletano. Vi è in sostanza, corrispondenza tra il territorio di competenza del Tribunale e quello del Giudice di pace. Il mantenimento della Scuola di polizia penitenziaria era, poi, un impegno assunto (al quale, per la verità, tenevo in modo particolare) che è stato puntualmente mantenuto, malgrado la grande fame di spazi del Tribunale che, nei tempi dovuti, bisognerà in qualche modo affrontare e soddisfare . Resta ora ancora da completare il recupero della adiacente Chiesa di S. Maria degli Angeli. Il piano di ristrutturazione che infatti era stato previsto molti anni orsono per questo splendido tempio non ha mai trovato esecuzione per mancanza di fondi. Questo è il momento di ritornare alla carica per restituire alla città una delle sue “cento Chiese”, per la quale, peraltro, l’arch. Arturo Pozzi molti anni fa predispose un apprezzato progetto di recupero che potrebbe oggi tornare di grande utilità.

Ha dovuto affrontare molte difficoltà per supportare la scelta di Aversa?

Molte, anzi moltissime. Comunque, è acqua passata. Aversa è stata l’unica città del nuovo circondario in grado di mettere a disposizione, da subito e a costo zero per le casse dello Stato, una sede che, per capacità ricettiva e per la sua baricentricità rispetto al territorio di competenza, poteva soddisfare ampiamente ed in maniera prestigiosa tutte le esigenze del nuovo ufficio giudiziario . Ci sono stati fino all’ultimo, da parte di influenti settori della Magistratura, degli Ordini professionali , di numerosi politici e di circuiti mediatici prontamente “indottrinati” e attivati, tentativi insistenti, spesso subdoli e volgari, per mandare a monte il progetto . Basti ad esempio ricordare che è stato ripetuto come un rosario una inquietante parola d’ordine : l’allocazione del tribunale ad Aversa si risolverà in ”un regalo alla criminalità organizzata” (sic!), perché con questa scelta i processi saranno “spezzettati” (sic !). Ho contrastato questa sorta di lapidazione mediatica, fatta di affermazioni speciose e strumentali, al limite dell’irresponsabilità e palesemente inesatte, in tutte le sedi e in tutte le maniere. La competenza ad indagare sui reati di criminalità organizzata rimane, infatti ed ovviamente, in testa alla Direzione distrettuale antimafia su tutta la Corte di appello di Napoli, nella quale è compreso anche il neo tribunale. L’unica novità (fermo restando che i processi in corso continueranno ad essere celebrati a S. Maria C.V., che, per il momento, mantiene anche la Corte di Assise) è che dal 14 settembre i processi del neocircondario saranno celebrati ad Aversa. Nessuna novità neanche per il tribunale del riesame, che resta quello di Napoli. Nessuno “spezzettamento” quindi e nessun “regalo” E’ vero che l’Italia è la culla del diritto, ma, a volte, a sentire certe affermazioni, sembra che il bambino non sia mai cresciuto.

Da quando insegue questo risultato?

Da molti anni. Il mio primo disegno di legge sul tribunale di Aversa risale a più di dieci anni fa. Ed allora fu accolto con scetticismo e, da parte di alcuni, avversato con malcelata irritazione. In qualche caso, fu criticato con livido isterismo o con il ghigno del’insofferenza.

Quando ha avuto la percezione che il “sogno” si stava avverando?

Quando, con il taglio delle sezioni distaccate, Aversa fu “scorporata” da S. Maria C.V. ed ebbi la consapevolezza che l’allora ministro Severino ( e poi anche il ministro Cancellieri, che gli subentrò) non sarebbe tornato indietro. Ministro al quale, nel settembre del 2012, rappresentai in maniera analitica e documentata, in Commissione giustizia al Senato e poi in una serie di incontri anche con il dr. Luigi Birritteri, capo del dipartimento dell’organizzazione giudiziaria del Ministero, che Aversa era l’unica scelta utile e credibile per allocarvi il Tribunale. Segui un lavoro intenso, costante e discreto per fornire dati, elementi e disponibilità finanziarie per supportare la proposta e per evitare che manovre di ogni genere, provenienti da settori più disparati, orientassero scelte diverse e inadeguate o determinassero rinvii dilatori che di fatto avrebbero mandato tutto a monte.

Alla fine, all’insegna di un sano ed intelligente pragmatismo, giunse l’ufficializzazione di Aversa. Fu fatta dal ministro Cancellieri il 20 giugno 2013 nel corso della sua audizione al Consiglio Superiore della Magistratura. Ne ebbi notizia in diretta e con grande gioia la diffusi prima al Sindaco, che con discrezione, passione ed efficacia mi aveva accompagnato negli ultimi tempi, e poi alla città con un comunicato stampa. Dopo qualche settimana, e malgrado le virulenti proteste di alcuni parlamentari, il sottosegretario Cosimo Ferri, in risposta alla Camera dei deputati a un’interrogazione urgente promossa da esponenti del Pd che contestavano la scelta, ribadì con forza che Aversa sarebbe stata la sede del tribunale Napoli nord . Successivamente, mi adoperai per organizzare una visita al “Castello” perché avevo urgenza ed interesse di far verificare che le notizie diffuse con un fuoco di fila da certa stampa erano, per usare una pietosa perifrasi, non corrispondenti al vero (“ il tribunale fantasma sarà sistemato in una villa… non ci sono i bagni… non ci sono magistrati.. non ci sono i parcheggi…. Aversa è una città isolata e mal collegata “; e così via blaterando ). In quell’occasione, tutti, dico tutti, i dirigenti del ministero rimasero colpiti dalla straordinaria bellezza del complesso monumentale, che molti dei quali conoscevano solo dalle planimetrie, e si resero conto de visu della sua assoluta idoneità ad essere degna e funzionale sede di un tribunale fra i primi in Italia.

C’è la possibilità di ampliarlo sfruttando il confinante Ospedale psichiatrico giudiziario in via di dismissione?

Certamente. La scelta è stata fatta anche in questa prospettiva. Già da più di un mese è stata decisa, tanto per cominciare, la trasformazione ad aula-bunker del confinante edificio conosciuto come la “cavallerizza”. Si consideri, inoltre, che vi sono anche numerosi altri edifici ( uno dovrebbe essere destinato all’U.n.e.p. – ufficiali giudiziari – ed un altro a piccolo carcere circondariale) che si trovano sul confinante appezzamento dell’O.p.g., esteso circa quattro ettari. Su tale complessa problematica, (spesso con grande disinvoltura trascurata o trattata in maniera molto superficiale o, peggio ancora, con toni “dilettantistici”, tipici di una cultura della semplificazione), ai fini della fruibilità del suolo anche da parte della nostra città e dell’ incremento delle aree di parcheggio ( al momento i posti-auto interni non sono pochi : circa 400), andranno avviate le opportune ( e costose) intese tra Comune e D.a.p. Il tema va affrontato, studiato e approfondito alla luce di una corposa ed intricata normativa e del recente “decreto del fare” ( art. 56 bis ), convertito in legge nell’ agosto scorso. Se alla fine si concluderà per la possibilità giuridica di un trasferimento di parte dei beni al Comune (perché non più funzionali alle esigenze dello Stato), va ricordato che comunque l’Amministrazione dovrà indicare le risorse finanziarie preordinate all’utilizzo di tali beni medesimi, anche attivando forme di partenariato pubblico-privato. In quest’ultimo caso, si potrebbe innescare un ulteriore ed assai utile meccanismo di crescita per la città. Questo, in sintesi, un fugace ed approssimativo accenno al tema, sul quale, al di la di certe “grida” lanciate ad mentulam canis, bisogna lavorare con attenzione, con professionalità e nelle sedi opportune. Peraltro, in qualche incontro con i vertici ministeriali sono state ipotizzate possibili soluzioni che sono ora allo studio e sulle quali confido che avremo risposte in tempi non lunghi.

Ci sono stati disfunzioni e ritardi per l’attivazione del nuovo ufficio giudiziario?

E’ naturale. Avviare una struttura come quella del nuovo tribunale significa anche affrontare e misurarsi con difficoltà non comuni, intoppi burocratici e con tutte quelle fisiologiche disfunzioni proprie di un’impresa del genere. E presumibilmente, e di certo non lievi (anche se il Sindaco Sagliocco e tutta l’Amministrazione comunale stanno offrendo una collaborazione costante e generosa), ve ne saranno ancora per qualche tempo. Ma non per questo bisogna fasciarsi la testa. Né tanto meno esercitarsi in critiche stucchevoli. O incolonnarsi nelle tristi schiere di prefiche, molte delle quali “a gettone”; o, peggio, lanciarsi in osservazioni di fulminante ovvietà. Bisogna avere fiducia, tolleranza e perseveranza. Credo che nel giro di pochi mesi “il meccanismo” sarà oleato a sufficienza e inizierà a funzionare in maniera soddisfacente, come tutti ci dobbiamo augurare. Intanto, un’altra buona notizia quanto alla mobilità. Da qualche settimana ho interessato l’assessore ai trasporti della Regione, prof. Sergio Vetrella, (docente presso la facoltà di ingegneria di Aversa), per istituire un servizio di “navetta” tra il Tribunale, la stazione ferroviaria, quelle della metropolitana ed il raccordo dell’ Asse mediano.

E ora? Perché Tribunale Napoli-nord e non Tribunale di Aversa?

Ora, quindi, tutti insieme a lavorare con impegno per “ripensare” ed attrezzare in tempi ragionevoli una città diventata ormai un polo di riferimento giudiziario nazionale. Soprattutto, ed innanzitutto, prendendo atto con serenità della irreversibilità della scelta, bisogna porre fine a pretestuose rivendicazioni territoriali e ad ogni strumentalizzazione politica. Basta con la fase ispida, collerica e neoconflittuale. L’appello è rivolto a tutti: adoperiamoci per migliorare quello che può considerarsi uno straordinario “patrimonio” di “un nuovo territorio”. L’allocazione del tribunale ad Aversa ed il nuovo ufficio del Giudice di pace possono infatti essere visti, e forse per la prima volta, anche come un’occasione di “accorpamento” di parte della provincia napoletana, nella previsione di quelli che saranno gli sviluppi della futura città metropolitana. L’appuntamento che gli eventi hanno fissato alla nostra Comunità è “storico” : non possiamo mancarvi né sbagliare. Né attardarci in certe polemiche o critiche che spesso assecondano solo un‘ irrefrenabile frenesia di visibilità. Tutta la Città, che credo abbia preso piena coscienza delle straordinarie potenzialità di questo suo nuovo ed esaltante ruolo, deve partecipare a scrivere quella che può essere considerata una delle sue più belle pagine di vita. Quanto al nome, va ricordato che tale era la denominazione quando molti anni orsono fu istituito il nuovo tribunale, che, mai realizzato, doveva avere la sua sede a Giugliano. La madre di tutte le battaglie era però quella di portarlo ad Aversa. Ora, nei tempi dovuti, è chiaro che il Tribunale di Aversa, come ebbi occasione di indicarlo come impegno di tutti nel convegno tenuto al “Castello” più di un mese fa, dovrà avere un formale riconoscimento di tale denominazione di fatto. Approfitto dell’occasione per ricordare anche che bisogna riprendere la ormai datata battaglia per dare alla “seconda” università di Napoli un nome che riconosca il valore della territorialità; questione che, più volte sollevata, non ha trovato sinora la giusta, naturale soluzione per la coriacea opposizione di oscurantisti settori accademici.

Insomma, per il nostro neonato Tribunale tutti insieme appassionatamente? Chi secondo lei si sottrarrà a quest’impegno?

Tutti insieme appassionatamente: è il mio forte, accorato e sincero auspicio. Io spero, anzi credo che nessuno si sottrarrà. O, forse, si sottrarranno solo coloro che passano per vivi pur non essendo mai nati.

di Nicola de Chiara

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