Italia

Kyenge: “Il tema dei rifugiati è internazionale”

Kyenge ROMA. “La condizione dei centri di accoglienzaè un problema europeo. L’Europa non può lasciare sola l’Italia”. E’ quanto ha affermato il ministro Kyenge dopo aver visitato il centro del crotonese, tra i più grandi d’Europa e con forti tensioni.

Il ministro ha aggiunto: “Le soluzioni vanno cercate insieme. Sono per la mediazione, l’incontro ed il dialogo, mai per lo scontro e la violenza”. Negli ultimi giorni, d’altronde, il centro calabrese ha registrato una impennata di proteste da parte degli ospiti, anche durante la visita di oggi del ministro Kyenge.

Kyenge è stata ‘bloccata’ per un po’ all’interno del Cara (Centro accoglienza richiedenti asilo) dalla protesta pacifica di una trentina di ospiti. I manifestanti, con cui poi il ministro ha parlato, hanno chiesto a Kyenge di visitare tutto il centro per constatare le loro condizioni di vita. Il Cara è il più grande d’Europa, attualmente occupato da circa 1.800 persone.

“Il discorso dei rifugiati -ha detto Kyenge – oltre al percorso di accoglienza e di integrazione che sta facendo l’Italia, è un percorso internazionale, che deve riguardare tutta l’unione europea, che dunque dev’essere portato avanti non da un unico paese ma da tutta la comunità, rafforzando gli accordi con i paesi d’origine. Su questo il nostro ministero sta portando avanti un percorso sostenendo la democrazia e la pace nei paesi di provenienza dei migranti”.

Contro il ministro sono giunte le critiche del deputato del Pdl, Fabrizio Cicchitto. “Guai agli eccessi di semplicismo, di ideologismo e alle fughe in avanti specie se tutto ciò si esercita su un tema così delicato qualè quello dell’immigrazione. Il ministro Kyenge non può dire: ‘la Terra è di tutti’, quasi che purtroppo o fortunatamente non esistono gli Stati, le cittadinanze, le nazionalità, le economie”, ha detto Cicchitto, che ha aggiunto: “Ora la cosa più autolesionista che possiamo fare, in un momento in cui molti Paesi del Mediterraneo sono in una situazione di emergenza,è da un lato proclamare di volere smantellare la Bossi-Fini e dall’altro lato invocare un appoggio dell’Europa tutt’altro che certo, anzi del tutto problematico. Già oggi l’Italiaè nell’occhio ciclone e mandare messaggi sbagliati, al di là della stessa persistenza o modifica della legge Bossi-Fini, rischierebbe di farci diventare ancora di più il ventre molle dell’Europa”.

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