Esteri

Afghanistan, attentato dopo funerale: tra le vittime un governatore

 KABUL. Un attentatore suicida si è fatto saltare in aria, venerdì mattina, all’ingresso di una moschea nella provincia di Kunduz, nord dell’Afghanistan, uccidendo il governatore provinciale, Shaikh Saadi e almeno altre 8 persone.

Lo ha annunciato il portavoce della polizia locale, Sayed Sarwar Hossaini. “L’attentatore – ha spiegato il portavoce – aspettava all’ingresso della moschea l’arrivo della gente che doveva partecipare a un funerale nel distretto di Dasht-e-Archi e si è fatto esplodere mentre Shaikh Saadi lasciava la moschea”.

Il governatore è morto sul colpo. Il portavoce della polizia ha poi dichiarato che l’attacco ha causato anche il ferimento di 11 persone, e che tra le vittime – altre fondi locali parlano di venti vittime, non otto come riferito dalla polizia – ci sono dei civili. Sempre secondo quanto riferito dalla polizia, l’attentatore aveva come obiettivo il capo di distretto Sayed Sadruddin che stava partecipando a un funerale con alcuni leader tribali.

L’attentato è l’ultimo episodio di una settimana particolarmente difficile in Afghanistan. Al momento nessun gruppo ha rivendicato l’attacco, ma i sospetti ricadono sui talebani afgani, le cui azioni si sono intensificate negli ultimi mesi dopo che le truppe guidate dagli Stati Uniti hanno delegato, due mesi fa, la gestione della sicurezza del paese direttamente alla forze afgane.

In Afghanistan si contano 100 mila soldati provenienti da 48 diversi paesi con l’International Assistance Force, guidata dagli Stati Uniti (che sono presenti con 60 mila soldati). È previsto che le forze Nato, in Afghanistan, si dimezzino entro la fine dell’anno per poi lasciare completamente la zona entro la fine del 2014. A causa dei piani di rientro delle truppe internazionali, la responsabilità della gestione del paese comincia a ricadere sulle forze di sicurezza afgane, presenti con circa 352 mila soldati.

Gli ufficiali delle forze afgane e delle truppe di coalizione avevano previsto un intensificarsi degli attacchi dei talebani dopo il mese del Ramadan, in modo da sfruttare gli ultimi due o tre mesi di tempo stabile prima dell’avvento dell’inverno, particolarmente rigido in quelle zone. Di solito il periodo dei combattimenti ricade tra marzo ed ottobre. I talebani hanno già condotto molteplici attacchi questa settimana, provocando dozzine di morti e moltissimi feriti.

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