Orta di Atella

Comuni e Ambito C3, collasso dei servizi sociali

 ORTA DI ATELLA. Alla fase di crisi, all’aumento della popolazione residente e all’aumento delle patologie sanitarie in un ambiente malato, …

… si aggiunge, nei comuni dell’Ambito c3 la paralisi totale del piano di zona con progetti e interventi bloccati da più di due anni e conseguente abbandono di giovani e anziani disabili, malati, e famiglie in difficoltà. I mancati trasferimenti di risorse dallo Stato agli Enti locali, nonché i tagli alla spesa operati, hanno (secondo l’ufficio Adi ) abolito l’assistenza domiciliare integrata anche per i malati con gravi patologie invalidanti e terminali, se ne hanno usufruito già per tre anni, trasferendo tutto ai comuni. Assistenza domiciliare, che per altro era garantita solo sei ore a settimana.

La stessa Corte Europea ha condannato l’Italia per non aver adottato le misure necessarie per garantire un adeguato inserimento professionale dei disabili nel mondo del lavoro. Ne consegue che, quanto scritto nella Costituzione sul diritto alla salute e spesso sventolato resta purtroppo un sogno.

L’assistenza domiciliare integrata, in tale contesto, rappresenta uno degli elementi che ancora oggi è affidato alla «improvvisazione: il nostro sistema non riesce a garantire la domanda di prestazioni che non riguarda solo la popolazione anziana ma anche una platea di ammalati affetti da una serie di patologie neurovegetative, oncologiche e per finire anche a quelle da trauma. al momento concretizzati con il taglio degli ospedali.

Questa situazione disastrosa si ripercuote negativamente sui cittadini, in particolare sulle fasce più deboli. Le politiche sociali hanno l’obiettivo di intervenire per il superamento delle condizioni di bisogno e di disagio derivanti da inadeguatezze di reddito, da difficoltà sociali e/o condizioni di non autonomia.

L’Amministrazione Brancaccio in questi tre anni non è stata capace di affrontare, gestire e risolvere le gravi problematiche sociali di cui hanno bisogno i cittadini. L’intervento nel sociale non deve considerarsi una spesa e l’amministrazione Brancaccio ha tenuto fede a questo, decretando ben sette incarichi esterni tra servizi di staff, responsabile di settore, assistenti social e psicologi nel settore welfare aumentando solo la spesa per la struttura a carico dei cittadini.

Hanno fatto registrare un vuoto assoluto nella gestione dei servizi di assistenza agli anziani e scolastica, non erogando contributi in priorità di bisogni e alle famiglie in difficoltà, senza mai svolgere un adeguato supporto ai portatori di handicap.

Credo che questi siano solo alcuni piccoli esempi per poter dimostrare che le politiche sociali dell’amministrazione ortese sono state totalmente fallimentari. Basta con il solito fumo negli occhi, il fumo non è solo quello ambientale, ma avvolge l’intera vita sociale ortese. La città soffre e non ha bisogno di chiacchiere ma di confronti seri e di soluzioni in grado di far tornare il paese a livelli di vita accettabili.

Arcangelo Roseto

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