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Capodrise, i bambini “riscoprono la città” con i giochi di strada

 CAPODRISE. Altro che videogiochi e tv. Per quattro pomeriggi (l’ultimo ieri, 25 luglio), i bambini di Capodrise hanno messo al bando Playstation e Cartoonito e hanno dato libero sfogo alla fantasia con i giochi di strada, passatempi di un tempo passato.

L’occasione è arrivata con la prima edizione di “Riscopriamo la città”, organizzata dalla chiesa dell’Immacolata Concezione del parroco Antonio Piccirillo.

La manifestazione si è svolta nella piazza Della Repubblica e in quella del quartiere San Donato ed è stata animata da Edoardo Argento, Anna Colella, dalle catechiste Angela Zarrillo ed Elisabetta Di Palma, dai ragazzi Paolo Negro, Sara Palazzo, Alessia Palazzo, Margherita Delli Paoli, Carmela Cecere e Simona Terracciano, in collaborazione con i genitori Anna Maria Russo, Anna Sorvillo e Arcangelo Palazzo. L’evento è stato possibile anche grazie all’interessamento del sindaco Angelo Crescente, dell’amministrazione comunale e del comando di polizia municipale.

“La creazione di un mercato economico del gioco e la diffusione della globalizzazione – esordisce don Antonio -hanno prodotto effetti tali da mutare perfino il legame originario fra gioco e cultura. Oggi, purtroppo, non ci diverte più come una volta. Quante volte abbiamo sentito questa frase. Ieri, non esisteva nessun disturbo esterno, niente tv, niente computer; oggi, invece, nell’epoca dell’informatizzazione, di internet, dei videogiochi, i ragazzi trovano modi di divertirsi alternativi a quelli che un tempo erano i giochi di strada. La persona allora – spiega il parroco – era al centro della società e il gioco era di tipo collettivo ad alto contenuto sociale. Oggi è sempre più facile trovare un ragazzo attaccato a un videogame piuttosto che a passeggiare con un amico. Questa mancanza di relazioni umane, di fantasia, di creatività, fa in modo che il gioco, inteso come tempo della piena libertà infantile, sia mutilato dei propri segni educativi quali il movimento, la comunicazione, la fantasia, l’avventura, la costruzione, la socializzazione. Con questo non voglio – conclude don Antonio – criminalizzare la tecnologia; è un dato di fatto, però, che i giochi elettronici siano oggettivamente meno socializzanti e creativi rispetto ai giochi fatti all’aria aperta”.

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