Italia

“Pizzo” in crisi, la mafia torna alla droga: 23 arresti a Palermo

 PALERMO. Operazione “Alexander” dei carabinieri del nucleo investigativo di Palermo che, su ordine della Dda, hanno arrestato, tra le province di Palermo e Trapani, e in altre località del territorio nazionale, 23 persone legate al mandamento palermitano di Porta Nuova.

Tra i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare c’è anche Alessandro D’Ambrogio (dal suo nome quello dell’operazione), considerato il nuovo capo del mandamento. Secondo gli inquirenti, era uomo di fiducia di Gianni Nicchi, e ne aveva aiutato la latitanza, per prendere poi il suo posto dopo la cattura. D’Ambrogio, come emerso dalle indagini, aveva consolidato il suo potere in una vasta zona di Palermo, dove gestiva le estorsioni e controllava il traffico di droga, grazie a un patto con i clan trapanese.

Le accuse – formulate dai procuratori aggiunti Leonardo Agueci e Teresa Principato e dal sostituto Caterina Malagoli – sono di associazione mafiosa e traffico internazionale di stupefacenti. Sequestrati anche beni mobili e immobili per un valore complessivo di circa tre milioni di euro.

Le indagini hanno ricostruito gli assetti e le dinamiche interne del clan di Porta Nuova, di cui sono stati individuati capi e gregari. E’ stato accertato che le estorsioni non bastano più a mantenere, com’è stato finora, le famiglie dei detenuti perché la crisi economica incide sul “pizzo” che rimane comunque un’attività primaria dellamafia.

Il mandamento di Porta Nuova era così tornato al traffico di droga, alleandosi per questo con altre cosche palermitane e trapanesi. Gli stupefacenti, come negli anni ‘80, venivano acquistati dai mafiosi direttamente dai Paesi produttori del Sud America e del Nord Africa.

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