Esteri

Egitto, morti e feriti al Cairo. Morsi: “Non accetto diktat, pronto a morire”

 IL CAIRO. “Resterò al mio posto, sono pronto a morire per la democrazia”. Mohamed Morsi non molla e respinge l’ultimatum imposto dall’Esercito per le sue dimissioni.

Intanto, sale a 16 il numero di morti, e 200 quello dei feriti, per quanto riguarda il bilancio degli scontri tra manifestanti pro e contro Morsi avvenuti nelle vicinanze dell’Università del Cairo. A poche ore dalla scadenza dell’ultimatum di 48 ore dato dai militari alle forze politiche egiziane, Morsi ha chiesto via twitter all’esercito di fare un passo indietro e di ritirare le sue richieste.

“Non accetto diktat”, ha detto il presidente. Poi, dalla tv di Stato, si è rivolto agli egiziani, ricordando loro che “le le elezioni sono state libere e rappresentative della volontà popolare” e che lui è stato “il primo leader egiziano ad essere stato eletto democraticamente”. “Non lasciatevi rubare la vostra rivoluzione”, ha esortato Morsi, pur ammettendo di “aver commesso degli errori”.

Nella giornata di martedì, il presidente egiziano ha ricevuto una telefonata del presidente americano Barack Obama che gli ha rinnovato tutte le preoccupazioni di Washington e il sostegno americano al processo democratico egiziano. Obama, ha chiarito in serata il Dipartimento di Stato, non ha sollecitato l’adesione di Morsi ad elezioni anticipato, come si era vociferato.

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