Esteri

Bimbe sequestrate dai genitori, giocatori compulsivi di videogame

 CALIFORNIA. Prigioniere per tre lunghissimi anni. Capelli arruffati, qualche dente marcio, i piedi incrostati. È il ritratto delle due bambine di 5 e 10 anni, ritrovate in California, sequestrate dai propri genitori.

Lo scenario, da cui la polizia le ha prelevate, non era migliore: spazzatura e sporcizia la facevano da padrone nella casa mobile in cui vivevano con i propri genitori 41enni. Contornate da muffa, ragnatele e feci, data la presenza di un wc non funzionante,le bambine sono state tenute segregate per tantissimo tempo: alle stesse era infatti fatto divieto di mettere il naso fuori da quell’ambiente malsano.

Le cose si complicano, laddove non fossero già pessime così, se si pensa che le due minori sarebbero state anche vittime di violenza sessuale e abusi da parte del padre. A farlo pensare è il mucchio di preservativi, ritrovati sotto uno degli orsacchiotti presenti in quella prigione degli orrori. Lì tra le tracce di quell’infanzia strappata e maltrattata, trascurata, beffeggiata e denigrata. La vicenda, che ha dell’orribile e dell’inimmaginabile, divine ancora più crudele se si scopre il motivo dello stato di abbandono delle due sorelle.

Maltrattate, umiliate e completamente ignorate, le due bambine erano vittime della mania dei propri genitori: mamma e papà sono infatti giocatori compulsivi di videogame. I due infatti dovevano giocare a World of Warcraft. L’ossessione della coppia per il celebre videogioco di ruolo è stata al centro della vita quotidiana delle bimbe che,prigionierenella propria casa, non hanno mai frequentatola scuola e sono state trovate in stato di malnutrizione. Mentre la situazione casalinga e famigliare si deteriorava progressivamente, i due adulti passavano giorno e notte davanti al monitor, mentre alle piccole era proibito uscire.

Lester e Petra Huffmire, marito e moglie di 41 anni, sono stati arrestati venerdì scorso nella Contea di Orange, e rischiano oltre sette anni di carcere per abuso di minore e “false imprisonment”, il reato di restrizione della libertà personale punito dal diritto penale americano, una forma più lieve del sequestro.

Le argomentazioni possibili sul caso sarebbero una miriade. Possibile che mai nessuno si sia accorto di nulla? Possibile che mai nessuno abbia cercato quella famiglia? Possibile che mai nessuno si sia chiesto perché quelle due bambine non andavano a scuola? Possibile che mai nessuno le abbiatrovate lì, in quella fatiscente “abitazione”?Domande alle quali non è opportuno dare una risposta perché laddove esse l’avessero, sarebbe univoca per tanti interrogativi: tutto ciò sarebbe stato evitato, non sarebbe stato permesso e forse le due bambine avrebbero salva la loro infanzia.

A tre anni di distanza, le due si trovano adesso a fare i conti con un mondo, fuori da quella casa mobile, che non hanno mai conosciuto. Un mondo che le vedrà grandi, senza genitori, senza spensieratezza, ma con una vita che può essere ancora ricostruita.

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