Santa Maria C. V. - San Tammaro

Violenza sulle donne, convegno con Luciano Garofano

 SANTA MARIA CV. “7 donne su 10, fra quelle vittime di femminicidi, avevano già denunciato una violenza o avevano chiamato il 118”.

La dichiarazione del presidente della Camera, Boldrini, resa al fine di squarciare il velo di disconoscenza e di silenzio che accompagna i crimini perpetrati contro le donne, è stata al centro del convegno svolto presso il Teatro Garibaldi nel pomeriggio di giovedì 16. La presentazione de “I Labirinti del male”, scritto da Rossella Diaz e dal dottor Luciano Garofano, ex comandante del Ris dei Carabinieri di Parma e consulente tecnico del programma televisivo “Quarto Grado”, moderata dall’avvocato Tiziana Barrella, responsabile scientifico dell’Osservatorio Giuridico Italiano di Santa Maria Capua Vetere, ha dato la possibilità alla platea di prendere consapevolezza della complessità del fenomeno criminale.

L’eterogeneità professionale dei relatori e dei membri delle istituzioni che hanno offerto il loro contributo al pubblico consesso, organizzato dall’Accademia Generale Scienze Forensi, con il sostegno delle autorità cittadine, ha permesso di analizzare in maniera trasversale le criticità del sistema sociale e istituzionale nazionale.

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L’attenzione è stata subito destata dai dati agghiaccianti snocciolati da Garofano: 124 le donne uccise nel 2012, l’82 % tra le mura domestiche, il 50% nei primi tre mesi dopo una separazione sentimentale, una su tre aveva subito violenze con regolarità di cui erano a conoscenza vicini e/o familiari, il 27% erano già state vittime di stalking denunciato alle autorità competenti. Numeri che, se non rendono a pieno l’atrocità delle violenze fisiche e psicologiche subite dalle vittime, danno la dimensione dell’omertà sociale e dell’approssimazione del sistema procedurale italiano per quanto ne concerne la tutela.

Nonostante l’attenzione dei media nei confronti di tali reati abbia contribuito a portare la tematica all’attenzione popolare, a volte il giornalista “deve fare un passo indietro per non scadere nella morbosità della notizia che poco attiene alla cronaca”, com’è stato spiegato dal giornalista Remo Croci, in collegamento Skype, evitando la spettacolarizzazione di tragedie “che riguardano il vicino di casa”.

Nell’odierno contesto culturale, “la banalità del male” può essere fonte di attrattiva e di emulazione. Un problema di sensibilità e di cultura, che vuole la donna ancorata a stereotipi di sudditanza risalenti alla società pre-civili e all’incapacità moderna di canalizzare lo spirito di sopraffazione, come è stato definito dal presidente del Tribunale di Santa Maria, Giancarlo De Donato.

Una disfunzione nel sistema di prevenzione della violenza perpetrata ai danni di categorie più indifese, e difficoltà investigative in un secondo momento. A tal proposito, il Procuratore della Repubblica, Corrado Lembo, ha evidenziato la necessità di attuare su scala nazionale un protocollo sulla falsariga di quello adottato dalla Procura di Santa Maria. Qui,da tempo,”è stata costituita una sezione specializzata per questo tipo di reati, e successivamente è stata promossa una forte sinergia istituzionale con entità pubbliche e private per diffondere la cultura dell’antiviolenza”.

L’intervento di Garofano è stato appunto centrato sulla ricerca di sinergie. Dopo esser partito dai dati, il generale è passato attraverso il racconto delle tragiche storie per approdare ad una critica delle inefficienze del sistema di tutela femminile. I labirinti del male è un’impietosa opera di ricerca e denuncia fatta da un investigatore dall’esperienza pluriennale, ma anche un appello alla sensibilizzazione per il dramma gridato dai parenti delle vittime.

L’insuccesso della funzione preventiva deve essere imputata ai presidi formativi: famiglia e scuola, ma la cattiva riuscita del sistema repressivo dipende dall’inadeguatezza dello Stato. A partire dall’impossibilità delle forze dell’ordine, prive di risorse e specializzazioni, nel mettere in pratica misure adeguate di fronte a denunce di stalking.

“Parlare di femminicidio senza parlare di stalking è impossibile, perché questi è la chiave d’accesso a tutti quei fenomeni più gravi come la violenza fisica sulle donne, maltrattamenti fino all’omicidio. – ha spiegato la dottoressa Cinzia Gimelli, psicologa clinica-forense – Le donne devono avere il coraggio di denunciare, questo è il primo passo da compiere”.

Se il coraggio delle vittime nel denunciare e vincere il silenzio è la condizione imprescindibile per avviare il sistema di tutela, la necessità di investire in figure con la capacità di recepire istanze e la competenza di salvaguardare le fasce più deboli della popolazione costituisce un obbligo che lo Stato italiano non ha ancora assolto.

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