Italia

Squinzi: “L’Italia è sull’orlo del baratro”

 ROMA. La mancanza di lavoro che, di conseguenza genera un malessere sociale, il fisco, le industrie che fanno acqua da Nord a Sud, la crisi del mattone che richiede con urgenza l’intervento del governo. Sono solo alcune delle problematiche di cui ha parlato il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi.

“La mancanza del lavoro è la madre di ogni male sociale”, ha detto Squinzi. “Va affrontata in maniera strutturale e con equilibrio, intervenendo su costo, produttività e regole. Le imprese sono pronte a supportare il governo con investimenti e occupazione”.

Oltre ad essere punitivo, il fisco italiano è “opaco, complicato, e incerto. E’ quanto di peggio si possa immaginare”. “La tenuta del tessuto sociale è messa a dura prova”, ha detto ancora Squinzi, spiegando che “le unità di lavoro sono calate di 1,4 milioni. L’occupazione è diminuita pericolosamente, crollata tra i più giovani. I disoccupati sfiorano i tre milioni”.

Ma “a onor del vero non è tutta colpa della crisi. Dal 1997 al 2007 il tasso di crescita dell’economia italiana è stato mediamente inferiore di circa un punto percentuale l’anno a quello dei paesi dell’area euro”.

Confindustria, continua Squinzi “da tempo insiste per misure concrete per l’aumento del tasso di crescita e dell’occupazione. Che chiede coraggio di applicarle. Cioè di dare vita ad una vera politica di qualità del bilancio pubblico, di ricomposizione delle entrate e delle uscite, in modo da promuovere la crescita senza intaccare la solidità del bilancio stesso, anzi rafforzandola proprio grazie ad una crescita più elevata”.

Se non ci saranno “interventi decisi e concreti”, avverte il leader degli industriali, “la crescita non supererà per molto tempo lo 0,5% annuo, del tutto insufficiente a creare lavoro e a risollevare i destini di tantissime imprese”. Squinzi, poi passa al settore dell’edilizia “specchio del dramma che sta attraversando la società italiana”.

E, rivolgendosi al premier Enrico Letta ha detto che l’edilizia vive “una crisi tanto profonda da sottoporre al governo, ed a lei signor presidente, la richiesta di un intervento speciale di filiera per salvare un volano fondamentale nell’economia del Paese”.

E il premier, rivo9lgendosi alla platea di Confindustria: “Siamo dalla stessa parte: la politica forse troppo tardi ha capito la lezione, ma ora deve applicare quello che ha capito”.

“Per troppo tempo l’industria è stata trascurata – dice Letta – pensando di poterne fare a meno, ma la crisi dimostra che il settore manifatturiero deve tornare in cima alle priorità del governo e dell’Unione europea”.

Il presidente del Consiglio analizza i dati di Usa e Giappone, sottolineando che chi aveva pensato che questo secolo non sarebbe stato americano rischia di doversi ricredere. Il Pil degli Usa e quello nipponico “hanno ripreso vigore e forza”, ricorda.

“Forse è finito il girone di andata, durato più di un decennio, quando si è pensato in Italia e in Europa di poter fare a meno dell’industria, facendo crescita senza l’industria: magari lasciando qui solo la testa e portando il resto altrove. Questo girone di andata è finito, con risultati non positivi: la Ue ha perso la sua leadership”.

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