Italia

Ruby, la procura chiede 7 anni per Fede, Minetti e Mora

Nicole MinettiMILANO. La procura di Milano ha chiesto la condanna a sette anni di reclusione ciascuno per Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti, imputati per induzione e favoreggiamento della prostituzione, anche minorile in relazione al caso Ruby.

Oltre a 7 anni di carcere e 35 mila euro di multa per ciascuno, il procuratore aggiunto Piero Forno e il pm Antonio Sangermano hanno chiesto l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, dalle scuole e dai servizi che hanno a che fare coi minori per Mora, Minetti e Fede.

L’ex igienista dentale di Berlusconi, Nicole Minetti, poi divenuta consigliere regionale della Lombardia, ma soprattutto famosa per essere stata colei che prelevò Ruby dalla Questura nella famosa notte della telefonata del Cavaliere, secondo i magistrati non ebbe solo un ruolo di “intermediazione”, ma partecipò alle feste di Arcore “compiendo anche atti sessuali retribuiti”.

Lo ha detto il pm Antonio Sangermano, in uno dei passaggi della sua requisitoria al processo sul caso Ruby a carico di Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti. Secondo il magistrato gli imputati “sapevano” che Ruby “era minorenne” e “da quel momento in poi, Mora ebbe il compito di prendersene cura”.

Sangermano ha sostenuto che la giovane marocchina venne portata ad Arcore per la prima volta il 14 febbraio 2010. Fede e Mora, come “due sodali”, racconta il pm, “saggiavano la gradevolezza delle ragazze, facevano l’esamino per vedere se avevano anche una capacità socio-relazionale e poi le immettevano nel circuito delle serate ad Arcore, un circuito a cui non è sfuggita nemmeno Ruby”.

Ricostruendo le indagini e per sottolineare il “nostro dovere di indagare”, il magistrato ha spiegato: “Abbiamo ricevuto una macroscopica notizia di reato, riguardante una ragazza minorenne che girava per le strade di Milano con pacchi di denaro, che frequentava alberghi di lusso, che viveva con una prostituta e andava a casa di un uomo ricco e potente da cui diceva di ricevere denaro dopo essere fuggita da una comunità”.

“C’è qualcuno che, indossando come noi la toga, a fronte delle dichiarazioni di una minorenne, delle oggettive anomalie della notte del 27 maggio 2010, che sentendo Lele Mora dire nelle telefonate di inghindarsi con biancheria intima e la Minetti retribuire le ragazze, c’è qualcuno, ripeto, che avrebbe riattaccato la cornetta e si sarebbe tappato le orecchie senza indagare?”, ha anche chiesto retoricamente, sottolineando che “la legge impone di indagare ed esercitare l’azione penale”.

Poi Sangermano ha sottolineato: “Ad altre sedi democratiche spettano i giudizi su Silvio Berlusconi, la vicenda di quest’ uomo la giudicheranno le urne e la storia, qua si tratteranno i profili comportamentali in relazione alla valenza probatoria in questo processo”.

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