Italia

Pd verso l’assemblea “I saggi hanno trovato traghettatore”

 ROMA. Mancano poche ore alla tanto attesa assemblea del Pd chiamata ad eleggere il nuovo segretario e ricomporre i pezzi di un partito allo sbando.

Eppure non sembra essere vicino un accordo che vada bene a tutti. Solo Beppe Fioroni, ai microfoni di Radio24, assicura chei contrasti tra i sostenitori della soluzione transitoria e i fan di una guida più solida sembrano aver trovato una ricomposizione. “i saggi (ossia la task force mandata in avanscoperta per trattare sul nome) hanno già trovato il segretario traghettatore: una figura autorevole, unitaria – spiega Fioroni – che non si candiderà al congresso di ottobre, in grado di guidare il partito in questi sei mesi difficili anche per il governo, evitando che qualcuno pensi che sia un governo Berlusconi Letta per assenza del Pd”.

Fino a èpoche ore fa in pole c’era il giovane Roberto Speranza, ma l’ipotesi sembra essere stata accantonata. Su Speranza, infatti, avrebbero pesato le perplessità dei giovani turchi, di D’Alema e di Veltroni e di molte altre aree del partito che non ritengono saggio riaprire la questione del capogruppo alla camera. Ma nelle ultime ore ha ripreso quota la possibilità di conferire l’incarico a un big del Pd, proveniente dai Ds.

E sembra che la corsa per la successione si stia restringendo a un ballottaggio Finocchiaro-Epifani. Dei due, la prima è considerata più vicina a D’Alema, mentre il secondo sarebbe un nome gradito soprattutto a Bersani e Franceschini. Perde quota l’ipotesi di Piero Fassino, impegnato come sindaco di Torino.

Intanto, gli ecologisti democratici hanno già fatto sapere che il partito rischia un’implosione se “si arriverà senza progetti e proposte largamente condivise e condivisibili”.

E seDebora Serracchiani, neopresidente del Friuli Venezia Giulia, spera che “non ci siano rotture”, da parte sua il viceministro dell’EconomiaStefano Fassinainvita a distendere i toni: “Vorrei che questo governo e il Pd fossero giudicati per i risultati, non sulla base della retorica dell’inciucio. Se noi avessimo voluto inciuciare, Bersani sarebbe al governo già da due mesi”.

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