Italia

Marcia per la vita, il Papa: “Protezione giuridica dell’embrione”

 ROMA. 30mila persone hanno affollato in piazza San Pietro per la canonizzazione dei primi santi di Papa Francesco: gli 800 martiri di Otranto, la prima santa colombiana e una suora messicana.

Sulla facciata della basilica, come è tradizione, sono stati appesi i drappi con l’effige dei nuovi santi. Papa Francesco “eredità” questi santi da Benedetto XVI, che lo scorso 11 febbraio annunciò per il 12 maggio la loro canonizzazione, durante lo stesso concistoro in cui avrebbe poi pubblicato la propria decisione di rinunciare al pontificato. “Mentre veneriamo i martiri di Otranto – ha detto il Papa – chiediamo a Dio di sostenere tanti cristiani che, proprio in questi tempi e in tante parti del mondo, ancora soffrono violenze, e dia loro il coraggio della fedeltà e di rispondere al male con il bene”.

Bergoglio, riflettendo sui martiri di Otranto che si rifiutarono di rinnegare la propria fede e morirono professando il Dio risorto, si è chiesto: “Dove trovarono la forza per rimanere fedeli? Proprio nella fede che fa vedere oltre i limiti del nostro sguardo umano, oltre il confine della vita terrena, fa contemplare i ‘cieli aperti’, come dice Santo Stefano, e il Cristo vivo alla destra del Padre. Cari amici, conserviamo la fede che abbiamo ricevuto e che è il nostro vero tesoro, rinnoviamo la nostra fedeltà al Signore anche di fronte a ostacoli e incomprensioni: Dio non ci farà mai mancare la forza e la serenità”.

“Bisogna vincere indifferenza e individualismo – ha detto il Papa – accogliendo tutti senza pregiudizi né costrizioni, con amore, donando loro il meglio di noi stessi e soprattutto condividendo con loro ciò che abbiamo di più prezioso: il Cristo e il suo Vangelo”.

Bergoglio ha citato Laura Montoya, “prima santa nata nella bella terra colombiana che ci insegna a essere generosi con Dio, a non vivere la fede da soli, come se fosse possibile vivere la fede in modo isolato, ma a comunicarla, a portare la gioia del Vangelo con la parola e la testimonianza di vita in ogni ambiente in cui ci troviamo. Vedendo il volto di Gesù riflesso nell’altro possiamo vincere indifferenza e individualismo”.

Il Papa chiede di “non chiudersi in se stessi, nei propri problemi, nelle proprie idee, nei propri interessi, ma uscire e andare incontro a chi ha bisogno di attenzione, di comprensione, di aiuto, per portargli la calorosa vicinanza dell’amore di Dio, attraverso gesti di delicatezza e di affetto sincero”. Bergoglio ha parlato della suora messicana madre Lupita, capace di amare come Cristo, “rinunciando a una vita comoda”, amando la povertà “per poter amare di più i poveri e gli infermi”.

“Rispetto della vita e protezione giuridica dell’embrione”. “Bisogna mantenere viva l’attenzione sul tema così importante del rispetto della vita umana sin dal momento del suo concepimento» ha detto il Papa nel Regina Coeli salutando la “Marcia per la vita” tenutasi oggi a Roma e citando la iniziativa delle parrocchie italiane a sostengo della campagna europea ‘Uno di noi’ “per garantire protezione giuridica all’embrione, tutelando ogni essere umano sin dal primo istante della sua esistenza”.

Alla marcia per la vita hanno partecipato 30mila persone, partendo dal Colosseo, per arrivare a Castel Sant’Angelo e da qui confluire in piazza San Pietro. “I martiri di Otranto – ha detto il Papa – aiutino il caro popolo italiano a guardare con speranza al futuro, confidando nella vicinanza di Dio che mai abbandona, anche nei momenti difficili”.

“I figli della Colombia continuino a lavorare per la pace e il giusto sviluppo della loro Patria”, ha detto il Papa, invocando la intercessione di Laura Montoya, col suo “esempio di concordia e riconciliazione”. “La nobile nazione messicana, ripudiando ogni violenza, avanzi sempre più nel cammino della solidarietà e della convivenza fraterna”, ha detto Bergoglio.

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