Italia

La Consulta boccia parte della riforma Gelmini sull’università

 ROMA. “Un modo per rimettere ordine ad un sistema danneggiato da una evidente forzatura voluta dall’ex governo Berlusconi, permettendo di mantenere in essere le alte professionalità al servizio dello Stato e favorire nel contempo una continuità didattica sempre più spesso minacciata dalla mancanza di turn over”.

Così Marcello Pacifico, sindacalista dell’Anief, ha annunciato la bocciatura da parte della Consulta di parte della riforma di Mariastella Gelmini sull’università.

Secondo i giudici costituzionali è illegittimo costringere i docenti universitari e i ricercatori ad andare in pensione al compimento dei 70 anni, senza avere la possibilità di fruire della proroga di due anni prevista da un decreto del 1992 per tutti gli altri dipendenti statali. La norma varatadalla Gelmini tre anni fa ha collocato i 25mila ricercatori a tempo indeterminato che lavorano negli atenei italiani in una specie di limbo – un ruolo ad esaurimento – , che aspettano da un triennio di potere partecipare ai concorsi per docente associato ventilati a momento dell’approvazione della legge. Ma poi la realtà è stata un’altra cosa.

La vicenda nasce da un docente dell’università romana di Tor Vergata che, arrivato ai 70 anni, aveva fatto richiesta di proroga. Il rettore, seguendo la riforma Gelmini, gliel’aveva negata, disponendo che andasse in pensione. Ma il docente non era disposto a farlo e quindi ha fatto ricorso al Tar e poi al Consiglio di Stato. E qui la questione è stata inviata alla Corte Costituzionale, perchè decidesse sulla costituzionalità della norma.

La decisione finale ripristina quindi la parità di trattamento tra docenti e ricercatori universitari, da un lato, e gli altri dipendenti pubblici dall’altro.

Inoltre, Pacifico ritiene che “la cancellazione dell’articolo 25 della legge 240 del 2010 rappresenta l’occasione giusta per tornare a chiedere e con maggior forza al nuovo ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, di adoperarsi per restituire dignità alla figura del ricercatore universitario, cancellata da quella stessa legge”.

E “allo stesso modo – continua Pacifico – è indispensabile che si torni a dare la possibilità ai ricercatori di essere collocati in una loro fascia professionale, oggi ad esaurimento. E di far loro conseguire l’abilitazione all’insegnamento come docenti associati, attraverso il ripristino della macchina concorsuale”.

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