Italia

I processi di Berlusconi restano a Milano

Silvio BerlusconiMILANO. I processi a carico di Silvio Berlusconi rimarranno a Milano: rifiutata la richiesta di trasferimento a Brescia.

Ai giudici della sesta sezione penale della Corte di Cassazione, presieduta da Giovanni De Roberto, sono bastati un’ora e mezzo di udienza e una camera di consiglio abbastanza breve per respingere l’istanza presentata dai legali del Cavaliere che chiedevano il trasferimento a Brescia, per “legittimo sospetto”, dei due procedimenti, sul presupposto che i giudici milanesi non sarebbero stati sereni nella loro decisione.

In particolare, i difensori di Berlusconi, Niccolò Ghedini e Pietro Longo, chiedevano di spostare i due procedimenti, quello Mediaset e quello Ruby, ritenendo che i giudici milanesi non sarebbero stati sereni nella decisione. Piazza Cavour, però, ha bocciato larichiesta di rimessione per legittimo sospettocondannando l’ex premier al pagamento delle spese processuali. Anche la pubblica accusa della Cassazione, rappresentata da Giuseppe Volpe, in mattinata, aveva chiesto di bocciare il ricorso della difesa del Cavaliere.

Il processo per i diritti tv Mediaset riprenderà il prossimo 8 maggio, mentre l’udienza per la vicenda Ruby proseguirà in aula il 13 maggio prossimo. Gli avvocati del leader del Pdl avevano anche sollecitato l’invio degli atti alle sezioni unite della Suprema Corte o alla Corte Costituzionale affinché venisse chiarita, nei casi di “legittima suspicione”, in Cassazione, la possibilità di un imputato a partecipare ed essere sentito nel corso dell’udienza. Berlusconi, infatti, aveva chiesto di essere sentito ma il 18 aprile scorso i giudici della Suprema Corte hanno sottolineato che l’audizione di un imputato è possibile solamente nei processi in materia di estradizione.

Il processo Ruby vede Berlusconi accusato di concussione e prostituzione minorile. Quello Mediaset, per il quale l’ex premier è stato condannato a quattro anni, con l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, è attualmente in fase di appello: il reato contestato è quello di frode fiscale per presunte irregolarità nell’acquisizione dei diritti tv.

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