Italia

Convenzione, Fassina contro Pdl: no a Berlusconi presidente

 ROMA. Per la presidenza della Convenzione sulle riforme “dobbiamo trovare una figura in grado di dare garanzie a tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento e temo che il senatore Berlusconi non sia fra questi”.

Sono le parole di Stefano Fassina, viceministro all’Economia e deputato Pd, intervistato dal Tg3. Il giorno dopo la nomina dei sottosegretari si riaccende la discussione sulla Convenzione per le riforme. A bocciare una possibile candidatura del Cavaliere giovedì era stato anche il sindaco di Firenze Matteo Renzi (“ora non esageriamo, un conto è fare un governo con il Pdl perchè non ci sono alternative, altro è dare la Convenzione a Berlusconi”).

Certezza ribadita in un’intervista rilasciata a Giovanni Minoli, a Dogliani, al Festival della tv e dei nuovi media: “Immaginare di fare Berlusconi capo della Costituente, come pensa qualcuno, mi sembra inaudito”, ha detto. Precisando: “Non capisco perchè dobbiamo dargli il compito di scrivere la Costituzione dei prossimi 50 anni”. “Il centrosinistra deve togliersi l’ossessione di Berlusconi e del berlusconismo, ma deve batterlo alle elezioni. È un errore immaginarlo sempre come un ostacolo, ma è inaudito fargli fare il padre costituente”.

Sulla presidenza della “commissione dei 75” si era espresso anche Luciano Violante ( “tutti coloro che hanno ricoperto importanti incarichi istituzionali possono presiedere questo organismo”). E su Berlusconi l’ex presidente della Camera ha detto: “Anche il ministro delle Riforme è del Pdl. È bene che non ci siano esponenti dello stesso partito nel governo e alla guida della Convenzione”.

“Non condividiamo alcune osservazioni di Violante sulla Convenzione”, ha detto Fabrizio Cicchitto, secondo cui “in primo luogo la Convenzione, per essere politicamente incisiva e significativa, deve essere composta in larga parte da parlamentari, altrimenti rischia di risolversi in un esercizio accademico”. “In secondo luogo -ha aggiunto l’esponente Pdl – la presidenza della Convenzione deve essere attribuita a un’autorevole personalità del centrodestra anche perché tutte le cariche di rilievo politico istituzionale sono state ricoperte da esponenti della sinistra e addirittura, per quello che riguarda la presidenza della Camera, da un esponente della formazione di sinistra”.

Difende la possibile nomina di Berlusconi a presidente della Convenzione anche Barbara Saltamartini del Pdl, che ha giudicato “inappropriate le dichiarazioni di rappresentanti del Pd sull’opportunità che Berlusconi presieda o no la Convenzione per le riforme”. Sulla stessa linea anche il senatore pdl Altero Matteoli: “Renzi, e non solo lui nel Pd, pone veti su un’eventuale presidenza Berlusconi. A parte che i veti politici preconcetti sono inaccettabili su chicchessia ed in particolare lo sono sul leader del Pdl e se messi davvero in atto porterebbero dritti al voto anticipato, Renzi è candidato a diventare presidente dell’Anci in sostituzione di Del Rio. Allora che facciamo, poniamo anche noi del centrodestra il veto sul candidato Renzi?”.

Mentre si moltiplicano le voci che indicano nel leghista Calderoli il nome si potrebbe convergere, Roberto Maroni si è detto “interessato” a una partenza “rapida” della Convenzione per le riforme istituzionali. “La Lega vuole essere protagonista della Convenzione, perché deve introdurre il Senato federale che è un copyright della Lega”, ha spiegato il segretario federale del Carroccio. Ma, ha proseguito, “come nel governo non ci interessano le poltrone; ci interessa che la Convenzione parta rapidamente”.

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