Italia

Addio a Franca Rame: una vita dedicata al teatro e all’impegno civile

 MILANO. L’attriceFranca Rame, moglie di Dario Fo è morta a Milano, nella sua abitazione di Porta Romana. Aveva 84 anni, da tempo era malata.

Mercoledì mattina, alle 8.50, dall’abitazione dove abitava con il marito è stato allertato il 118 che sul posto ha inviato un’ambulanza e un’automedica. I soccorritori hanno spiegato di aver tentato di rianimare l’attrice ma di non aver potuto far altro che constatarne, poco dopo, il decesso.Rame era stata colpita da un ictus il 19 aprile dello scorso anno, sempre nella sua casa. In quella circostanza era stata trasportata al Policlinico dove era rimasta ricoverata per diversi giorni.

La notizia della sua morte è arrivata al Senato durante il dibattito sulle riforme costituzionali. Il presidente, Pietro Grasso, ha interrotto i lavori di Palazzo Madama per annunciarne la scomparsa, ricordando il suo impegno come senatrice nella quindicesima legislatura. L’Aula gremita le ha tributato un minuto di silenzio.

Una vita dedicata al teatro, ma anche all’impegno politico e civile. L’Italia perde una protagonista del panorama culturale, che tra il palcoscenico dell’arte e quello della vita, aveva calato un ponte da percorre in entrambi i sensi, da un lato per raccontare la realtà, spesso cruda, a sipario aperto, dall’altro per portare po’ di poesia nel quotidiano più aspro.Figlia d’arte, la Rame conobbe il palcoscenico prima ancora d’ogni altra esperienza: comparve, infatti, appena nata nel ruolo di infante in una delle commedie allestite dalla compagnia familiare. La “consapevolezza del mestiere” era arrivata nei primi anni ’50 quando entrò nella compagnia di Tino Scotti per lo spettacolo “Ghe pensi mi”.

Intanto, il bivio della vita è alle porte e sul calendario segna la data del 24 giugno 1954:Franca Ramesposa Dario Fo nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano (nasce nel 1955 il figlio Jacopo). Un’unione non soltanto privata perche’ i due stringono un’alleanza che li portera’ singolarmente e in coppia a siglare numerose pagine della storia italiana. A partire dal profilo culturale, con la creazione nel 1958 della “Compagnia Dario Fo-Franca Rame” destinata ad un rapido e significativo successo. Con il ’68, i due scoprono anche il volto dell’impegno politico e civile abbracciando le nuove ideologie emergenti, che porterà successivamenteFranca Rame, alla fine degli anni ’70 ad unirsi alle file del movimento femminista.

L’attività teatrale, nel frattempo, vede il duo Rame-Fo in una serie di abbandoni e fondazioni di compagnie: lasciano il circuito dell’Eti nel 1968 per fondare il collettivo Nuova Scena, dalla separazione dal quale è nato un nuovo soggetto, La Camune, attivo nei circoli Arci e nei “teatri inediti” come fabbriche e scuole occupate con spettacoli di satira politica.

La Rame attrice approda alla fine degli anni ’70 all’interpretazione di propri testi (“La madre”, “Grasso è bello!”, “Tutta casa, letto e chiesa”), cui anni dopo si aggiunge “Lo stupro”, testo ispirato alla drammatica esperienza personale vissuta nel 1973, quando Franca Rame venne rapita e violentata da cinque esponenti di estrema destra. Solo due anni prima, l’attrice si era pubblicamente esposta sottoscrivendo una lettera aperta, pubblicata dal settimanale L’Espresso, sulla morte del ferroviere anarchico Pinelli, in cui numerosi esponenti della cultura e della politica chiedevano la destituzione di alcuni funzionari.

Nella vita diFranca Ramec’è stato posto anche per l’impegno istituzionale con l’elezione al Senato nel 2006 in quota Italia dei Valori, incarico lasciato dopo due anni. L’attrice ha dedicato gli ultimi anni alla propria autobiografia (“Una vita all’improvvisa”), immancabilmente scritta con il marito, ma anche, e soprattutto ancora, a calcare il palcoscenico: tra il 2011 e il 2012, infatti, i due hanno riportato in scena il celebre “Mistero buffo”, opera di Dario Fo, presentata per la prima volta nel 1969.

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