Esteri

Siria-Israele, Assad: “In caso di nuovi raid sarà guerra”

 DAMASCO. Se Israele dovesse attaccare di nuovo la Siria quest’azione sarà considerata un’azione di guerra e la Siria risponderà immediatamente.

Il presidente Bashar al Assad, citato dal quotidiano ar Rai del Kuwait che riporta fonti vicine al presidente siriano, avverte il vicino dopo il nuovo raid aereo sferrato nella notte di sabato a Damasco, contro una base di missili destinati a Hezbollah.

“Almeno 15 soldati sono stati uccisi e la sorte di una decina di altri rimane sconosciuta. Nei tre siti erano presenti 150 uomini, ma è ignoto se fossero presenti al momento dei raid”, ha detto Rami Abdel Rahmane, direttore dell’Osservatorio siriano dei Diritti dell’Uomo.

Nel nord di Israele, comunque, la tensione è in calo. Nell’Alta Galilea e nelle alture occupate del Golan regna oggi la calma e si va verso la riapertura ai voli civili dello spazio aereo nel Nord di Israele. “Non ci sono venti di guerra”, ha detto il comandante israeliano del fronte del nord generale Yair Golan.

Gli attivisti siriani anti-regime che da due anni invocano la caduta del presidente Bashar al Assad condannano i raid aerei israeliani e accusano il regime di Damasco di non esser mai stato una forza reale di resistenza contro Israele ma di aver invece protetto per decenni gli interessi dello Stato ebraico.

Carla Del Ponte fa stecca nel coro e punta il dito sui ribelli, prima e più che sul regime di Bashar al-Assad, sul terreno dei sospetti riguardanti il presunto uso di armi chimiche nel sanguinoso conflitto siriano. Almeno sulla base degli elementi resi finora disponibili alla Commissione Onu chiamata a indagare sui misfatti di questa guerra e sulla dilagante violazione dei diritti umani in Siria: commissione di cui lo stesso ex magistrato svizzero è senz’altro uno dei componenti più noti. “Abbiamo potuto raccogliere alcune testimonianze sull’utilizzo di armi chimiche, e in particolare di gas nervino, ma non da parte delle autorità governative, bensì da parte degli oppositori, dei resistenti” in Siria, ha detto Carla Del Ponte alla Radio svizzera italiana. Si tratta di elementi che dovranno essere vagliati e accertati con le cautele, ha avvertito Del Ponte.

Ma di elementi che a suo giudizio vanno tenuti in conto e che non permetterebbero un punto di vista “manicheo”, nè una valutazione unilaterale di colpe e ragioni rispetto a quanto accade in Siria. “Per il momento noi abbiamo solo elementi sull’uso di armi chimiche da parte dagli oppositori. Poi, quando la commissione speciale potrà condurre l’inchiesta, si potrà stabilire se anche il governo ha fatto utilizzo di queste stesse armi”, ha affermato l’ex procuratrice generale del Tribunale penale internazionale per i crimini in ex Jugoslavia, protagonista tuttora di numerosi dossier investigativi controversi.

In questi conflitti come quello siriano – conclude Del Ponte ripensando forse anche a quello degli anni ’90 nei Balcani – “non ci sono buoni e cattivi. Per me sono tutti cattivi perchè tutti, sia una parte sia l’altra, commettono crimini”.

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