Campania

Campania maglia nera per donazioni di midollo osseo: di chi le colpe?

 NAPOLI. “Neppure all’Admo ed ai suoi volontari è concesso operare in Campania”. La forte denuncia di Nicola Lambo, presidente regionale dell’ Associazione Donatori Midollo Osseo che ha sede a San Nicola la Strada, ormai riecheggia da tre anni tra le stanze istituzionali senza destare alcun tipo d’interesse.

I recenti dati relativi ai potenziali donatori iscritti al Registro Italiano Donatori Midollo Osseo sono impietosi. Soltanto 4118 i iscritti, solo 1 persona sui 100 avente i requisiti minimi (età compresa trai 18 ed i 40 anni con un peso corporeo superiore ai 50 kg) decide di compiere un atto di sensibilità civile contribuendo al tentativo di salvare una vita, spesso di un bambino.

Una percentuale irrisoria tenuto conto dell’Emilia-Romagna o del Veneto, dove quasi una persona su cinque compie la consapevole scelta di donare. I Campani sarebbero, quindi,geneticamente immuni alla cultura della donazione, insensibili alla possibilità di offrire una possibilità di sopravvivenza ad ammalati affetti da gravi patologie del sangue, fra cui diverse forme di leucemia e di anemia aplastica. Non la pensa così lo stesso Lambo che fornisce una spiegazione più articolata e complessa:“ La cultura della donazione in Campania, a differenza delle altre regioni, non è supportata da un piano organizzativo adeguato. Siamo gli unici ad avere un solo centro di raccolta dei campioni di sangue che saranno sottoposti alla tipizzazione Hla”.

L’aspirante donatore, in qualunque provincia campana si trovi, deve necessariamente recarsi al centro di Napoli, presso il Primo Policlinico nei giorni ed orari stabiliti, per sottoporsi al prelievo di sangue( come per una normale analisi) e firmare l’adesione al Registro Italiano Donatori. Le problematiche logistiche e soprattutto l’incapacità di creare un rapporto fideiussorio tra i volontari e gli aspiranti donatori è la base dell’insuccesso. “C’è molta diffidenza, determinata dalla non conoscenza della pratica di donazione del midollo- ha spiegato il Vice Presidente Guido Gallicola.Il midollo osseo utilizzato per il trapianto viene prelevato dal bacino, dalle ossa iliache; il midollo spinale non c’entra nulla,diversamente da quello che molti pensano. Nel giro di 2 settimane il midollo ricrescerà senza menomazioni”.

Per i volontari dell’Admo il rapporto diretto con la gente è una condizione imprescindibile.“Come fatto nelle altre regioni, dove per la donazione di midollo ci si affida anche ai presidi ospedalieri che fungono da centri trasfusionali, abbiamo stabilito convenzioni con associazioni quali Avis e Fratres. Questo ci permetterebbe di presidiare tutto il territorio con un sistema capillare di raccolta del sangue, le cui provette potrebbe successivamente essere inviate al centro di tipizzazione napoletano. Potremmo essere operativi da subito, ma la Regione non ha dato nessuna disposizione in tal senso”.

Mancanza di una procedura attuativa in seno alla giunta Caldoro (che ha mantenuto per sé la delega alla Sanità) ma non di una normativa statale. Nel decreto legislativo 16/2010, infatti, Il Ministero della salute e le Regioni sono invitate alla collaborazione con il Centro nazionale Trapianti. Conditio sine qua non l’individuazione di diversi centri presenti sul territorio abilitati al prelievo.

“Le istituzioni ci ignorano – ha commentato il presidente Admo – Le nostre missive all’Ufficio di Presidenza della Regione non hanno mai ricevuto risposta. Dopo tante insistenze siamo riusciti ad ottenere, solamente, l’istituzione di una commissione tecnica ad ora “fantasma”.

Dal 10 febbraio, data della sua costituzione, non si è riunita neppure una volta, e nessuna indicazione è stata fornita in tal senso. La nostra battaglia è caduta nel dimenticatoio”. Una battaglia di civiltà che si combatte con i fucili caricati a salve dall’immobilismo politico. Problemi di burocrazia,di fondi assenti, spesi male o semplicemente di incapacità organizzativa; di cifre e numeri che non tornano. Senza pensare che dietro la fredda contabilità della sanità, dietro le aride cifre della mala amministrazione ci sono umane tragedie. Vite di uomini spezzate da leucemie, linfomi, mielomi la cui già flebile possibilità di trovare un donatore compatibile(1:100000 tra estranei) dipende imprescindibilmente dall’unico numero che deve essere prioritario per le istituzioni pubbliche: quello delle donazioni.

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