Procida

Mistero sulla morte della dottoressa caduta in mare

 AVERSA. Una donna che amava la vita, solare e, soprattutto, tranquilla. La ricordano così amici e familiari Maria Di Grazia, l’oncologa di Aversa, 47 anni il prossimo 8 luglio, che ha perso la vita …

… dopo essere caduta, per cause ancora da accertare, nello specchio di mare antistante il pontile di Torregaveta, una località rientrante nel territorio del comune di Monte di Procida, nella prima mattinata di domenica.

La dottoressa, che prestava servizio quale dirigente medico al reparto di oncologia dell’ospedale “Sant’Anna e San Sebastiano” di Caserta, negli ultimi tempi sembrava aver ritrovato una grande serenità anche grazie al fatto di aver trovato un compagno, un funzionario di banca, con il quale, a quanto sembra, aveva un rapporto sentimentale. Maria viveva da sola ma in una di quelle abitazioni dell’agro aversano che raccoglie più familiari intorno ad un unico cortile.

Sabato sera aveva cenato con la famiglia di una delle altre due sorelle (c’è anche un fratello, oltre a madre e padre ultraottantenni) e scherzato con le nipoti, sue grandi amiche, come aveva sempre fatto. Domenica mattina, così come avveniva spesso, anche in compagnia delle nipoti, ha raggiunto Torregaveta (questa volta da sola) e la sua spiaggia. Una località non scelta a caso. Lì aveva una casetta di proprietà e vi trascorreva qualche week end. Ha parcheggiato tranquillamente la sua Alfa Romeo Mito e si è incamminata, incurante delle raffiche di vento e del mare grosso che alzava onde di un paio di metri, sul pontile.

Ad un tratto la caduta in mare, che le è stata fatale, nonostante il quasi contemporaneo soccorso prestato da due sub presenti sul posto. I testimoni presenti sembrerebbero non aver dubbi sulla volontarietà della caduta, tanto che avrebbero parlato di “tuffo”, ma i familiari sembrerebbero non accettare del tutto la tesi del suicidio. Maria, infatti, non ha lasciato alcun biglietto che potesse spiegare ai propri cari il suo presunto estremo gesto, anche se nella sua mente potrebbe essersi insinuato un attimo di fragilità emotiva, forse pensando, sia pure per un istante, al primo fidanzato, morto per malattia, con il quale aveva trascorso tanti bei momenti proprio in quel luogo del litorale flegreo.

Un mistero, che nemmeno i risultati dell’esame necroscopico, disposto dal magistrato di turno, e che sarà effettuato all’istituto di medicina legale del policlinico di Napoli, riuscirà a spiegare. La morte della dottoressa aversana ha generato nella città normanna un vero e proprio caso. Il caso ha, infatti, voluto che ad Aversa esistesse un’omonima della vittima, anch’essa medico, ma specializzata in oculistica, più o meno della stessa età che, lavorando in città, al contrario della vittima che lavorava a Caserta, è molto nota, ragion per cui è stata immediatamente associata all’episodio con parole di stima e di cordoglio da parte di moltissimi pazienti. Solo nel tardo pomeriggio l’involontario equivoco è stato chiarito dalla stessa dottoressa che molti aversani, con sorpresa, avevano visto in chiesa, con gioia e sollievo.

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