Aversa

Arpaia: “La zona Pip agli artigiani locali”

 AVERSA. Centoventimila euro ogni anno, è quanto paga la città alla Cassa Depositi e Prestiti per coprire le rate del muto di 3 milioni 591 mila 441 euro concesso nel 2002 all’Ente per “costruzione, acquisizione, urbanizzazione dell’area in zona Pip.

Una somma che la cittadinanza versa dal 2004 e che continuerà a versare fino al 202 ma senza avere ancora realizzato, ad oggi, la cittadella artigiana che doveva nascere sull’area di 42 mila metri quadrati di via Madre Teresa di Calcutta, occupata fino allo scorso 20 ottobre dalla fiera settimanale.

Il 12 dicembre 2005 l’avvio dei lavori sembrava un dato di fatto, stando all’annuncio dell’allora assessore alla programmazione complessa che rendeva nota la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del bando di gara necessario ad affidare in concessione la progettazione definitiva ed esecutiva del complesso di opifici che sarebbero sorti nell’area, invece ancora niente. Intanto, arriva la notizia della presentazione all’amministrazione municipale della richiesta fatta da un privato tesa a realizzare un piccolo insediamento produttivo (Pip) nell’ex area Texas.

Una richiesta che avrebbe fatto esultare i responsabili dell’Ente locale, sollecitando le critiche degli artigiani, espresse in una lettera aperta di Carlo Arpaia, rappresentante zonale della Cna, indirizzata al sindaco, ai consiglieri comunali e alla cittadinanza.

“E’ di questi giorni – scrive Arpaia – la notizia di una richiesta presentata al comune di Aversa per la realizzazione di un Piano di Insediamento Produttivo per artigiani, nell’ex area Texas. Stavamo aspettando da un po’ di tempo la risposta dell’smministrazione Sagliocco agli annosi problemi urbanistici dell’Artigianato e della piccola impresa aversana, dopo che i suoi predecessori hanno di fatto rallentato la realizzazione del Pip della ‘Città di Aversa’, prevista già dagli anni ’80, nell’area dove fino ad alcuni mesi fa si svolgeva la fiera settimanale, adducendo sempre motivi che ci sono sembrati pretestuosi”.

“Dieci anni di lotte, con tutte le amministrazioni locali, provinciali e regionali, dopo che nel 2002, con l’insediamento della nuova Amministrazione tutto sembrava risolto, con l’approvazione del progetto da parte della Regione Campania (realizzato dagli uffici comunali e costato – ricorda l’esponente del Cna – 100 milioni delle vecchie lire). Un progetto con un cofinanziamento in conto interessi di sette miliardi di lire, per acquisizione ed infrastrutturazione delle aree Pip, capace di ospitare 50 opifici, da realizzare su un area di circa 70 mila metri quadri e che ha perso per strada due milioni di euro messi a disposizione dalla provincia nel 2004 per ulteriori opere pubbliche da realizzare nel Pip”.

“La città di Aversa – continua Arpaia – è proprietaria di 40 mila metri quadrati di quell’area dove sono previsti i Pip (l’area dell’ex fiera settimanale). Gli altri 30mila restanti (di fianco all’ex fiera settimanale) sono da espropriare e da acquisire con i sette miliardi del cofinanziamento regionale, contratti con un mutuo ventennale con la Cassa Depositi e Prestiti nel 2004”.

“I cittadini aversani – ricorda – stanno pagando il mutuo dei sette miliardi, con circa 97 mila euro annui, che gravano sul bilancio comunale”. “La passata amministrazione in dieci anni ha ostacolato – afferma Arpaia – quello che doveva essere lo sviluppo del territorio aversano. Ha tentato di dare l’area in gestione ai privati attraverso un primo bando che è andato deserto e successivamente ha tentato di dare l’area in gestione a privati con la concessione in licitazione privata. Ad oggi, il secondo bando, assegnato all’unica ditta partecipante nel mese di agosto del 2011, del quale nessuno sa niente, o fanno finta di non sapere niente, è ancora sospeso. Nel frattempo, la fiera settimanale è nella nuova sede”.

“A questo punto, quindi, non ci sono più scusanti. I sette miliardi sono ancora presso la Cassa Depositi e Prestiti e il mutuo che paghiamo da dieci anni e arrivato a circa un milione di euro.Risultato: si gioisce che un privato presenti una richiesta per realizzare un piccolo Pip facendo capire di fare un favore alla città, mentre gli artigiani hanno da sempre rivendicato la gestione dell’area impegnandosi a realizzare i Pip. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”.

“Speriamo – conclude Arpaia – che questa lettera aperta sia motivo di riflessione per chi riveste ruoli istituzionali e rappresenta gli interessi del popolo. Vogliamo aiutare il sindaco e gli amministratori a prendere coscienza che i rappresentanti del popolo devono fare gli interessi del popolo. Che è in fondo il motivo per il quale sono stati votati dai cittadini”.

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