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Carabiniere ucciso a Caserta: presi i componenti della banda

Tiziano Della RattaCASERTA. Si fanno sempre più fitte le indagini circa la rapina avvenuta nel pomeriggio di sabato scorso ai danni di una gioielleria di Maddaloni (Caserta), durante la quale ha perso la vita l’agente dei carabinieri Tiziano Della Ratta.

Tutti di Acerra gli altri tre componenti della banda di rapinatori sono stati presi nella notte: Antonio Iazzetta, 21 anni, incensurato, Antonio Capone, 39 anni, già noto alle forze dell’ordine per reati contro il patrimonio, e Paolo Braucci, 25 anni con precedenti penali. Essi si aggiungono a Rosario Esposito Nuzzo, di 20 anni, e Giuseppe De Rosa, di 22 anni, entrambi napoletani arrestati all’indomani della sparatoria all’esterno della gioielleria di via Ponte Carolino, già assicurati alla giustizia, Vincenza Gaglione, capobanda 30enne, e Angelo Covato, di 18 anni, entrambi piantonati da sabato nell’ospedale di Caserta.

E proprio quest’ultimo sarebbe l’assassino del militare. Il più giovane, l’ultimo ad entrare nella gioielleria da svaligiare e il primo a sparare, senza esitazione e con estrema freddezza, contro l’agente che ha perso la vita. È quanto emerge dalle immagini delle telecamere interne della gioielleria Ogm di Maddaloni: la visione di quei frame è stata determinante per capire che Covato, 18 anni e qualche mese, residente a Melito, è l’assassino del carabiniere. Il giovane entra dopo il 21enne Antonio Iazzetta, anch’egli senza precedenti e la 30enne Vincenza Gaglione, con il cappellino rosso e il volto parzialmente coperto da un fazzoletto; ha in mano una beretta calibro 98 “S” con 15 colpi in canna. Non appena Dalla Ratta e il collega Trombetta gli intimano di abbassare l’arma, Covato velocemente piega le gambe, e con un scatto fulmineo arma il carrello e fa fuoco scaricando completamente il caricatore.

Proprio Covato ha scaricato due caricatori di proiettili in direzione dell’appuntato, colpito al torace da due proiettili di cui uno ha forato il cuore, mentre altri sei colpi sono stati esplosi da Iazzetta che, subito dopo, mentre si dava alla fuga, si è disfatto dell’arma lanciandola nei giardini pubblici di via Feudo a Maddaloni, a pochi metri di distanza dal luogo della rapina. Dei 30 colpi esplosi, parte uccidono il carabiniere Della Ratta, mentre altri cinque colpiscono il maresciallo Domenico Trombetta, ancora ricoverato all’ospedale civile di Caserta. Il giovane Covato viene poi ferito con numerosi colpi dai carabinieri giunti in ausilio dei colleghi. L’arma verrà poi ritrovata nel negozio dai carabinieri.

 “I rapinatori avevano eseguito un sopralluogo nei pressi della gioielleria nella tarda mattinata di sabato – spiega il comandante provinciale di Caserta, Giancarlo Scafuri – e il gioielliere si era insospettito e aveva chiamato i carabinieri che nel pomeriggio si erano recati nel retrobottega dell’oreficeria per visionare dei filmati. Poi sono arrivati Iazzetta e Gaglione, che hanno aperto a Covato”. Insieme hanno minacciato il titolare e puntato la pistola a due clienti che si trovavano nel negozio. “Non vi era il sospetto che i rapinatori potessero entrare in azione proprio in quel momento – chiarisce il generale Carmine Adinolfi – fuori dal negozio vi era una macchina dei carabinieri che stava facendo una vigilanza generica mentre i due carabinieri si trovavano all’interno.

Esattamente un mese fa la stessa procura sammaritanasgominò un’altra banda ai cui vertici erano sei donne, che in pochi mesi aveva messo a segno tre rapine a diverse gioiellerie per un bottino di circa un milione di euro. Il modus operandi era praticamente lo stesso della banda che sabato ha scatenato il far west nel popoloso comune casertano: una donna si faceva aprire la porta della gioielleria e gli uomini entravano in azione razziando le vetrine di monili e preziosi .

A coordinare le indagini, oltre al pm Carlo Fucci, anche l’aggiunto Luigi Gay. Oltre alla Fiat Punto utilizzata da Iazzetta e da un altro complice per la fuga, ad attendere la fine della rapina c’erano altre due vetture, una Fiat Grande Punto e una Toyota Yaris, su cui viaggiavano altri componenti della banda. I reati contestati ai 7 arestati a vario titolo sono quello di concorso in omicidio, tentato omicidio, tentata rapina, porto e detenzione di arma da fuoco clandestina e ricettazione. Per il procuratore di Santa Maria Capua Vetere, Corrado Lembo “l’impiego di giovani senza precedenti penali per crimini così gravi, dimostra che sono saltate tutte le carriere con una escalation criminale che non conosce tappe intermedie”.

L’autopsia sul corpo del militare ucciso è prevista per martedì mattina, mentre per i funerali, che si terranno nello stesso giorno, è stato allestito il duomo di Sant’Agata dei Goti, paese di origine di Tiziano Della Ratta.

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