Aversa

Movida violenta, gia’ un altro ragazzino fu aggredito: la denuncia della zia

 AVERSA. Nuovo dispositivo per la movida sicura in vigore da questa sera nelle strade aversane con gli agenti di polizia municipale presenti in strada sino alle 2,30, locali che diffondono musica sino alle 24 e chiudono improrogabilmente alle 2, oltre alla conferma della ztl in via Seggio e dintorni.

Misure che erano state già studiate prima della tragedia che ha sconvolto Aversa e l’intera provincia, con la morte di Emanuele Di Caterino, il 15enne di San Cipriano di Aversa, accoltellato nel corso di una rissa in un’altra zona calda della movida, quella del Parco Coppola. “Così come già avvenuto in precedenza, e ci sono i verbali di sequestro e chiusura di diversi locali che lo confermano, – ha dichiarato il sindaco Giuseppe Sagliocco – l’amministrazione sarà inflessibile, perché se è vero che il fenomeno della movida ha risvolti economici positivi è anche vero che c’è la necessità di regolamentare il tutto tenendo presente e tutelando i diversi interessi dei soggetti interessati, tra residenti, imprenditori e gli stessi giovani che sono gli attori principali della movida”.

E proprio i giovani vengono riportati alla ribalta da notizie continue di risse tra giovanissimi, spesso nate da appuntamenti fissati tra rappresentanti delle diverse gang su Facebook. Giovani che hanno in comune l’appartenenza ad una classe di un istituto o l’essere originari dello stesso paese. Insomma, le risse sono sempre state d’attualità nelle serate della movida aversana.

A confermarlo una lettera firmata, pervenutaci attraverso il nostro profilo Fb, in cui una signora aversana, R.B., racconta il dramma vissuto da un suo nipote adolescente. Un dramma vissuto con angoscia anche dopo, considerato che il ragazzino ha perso la vista da un occhio a seguito di un pugno sferratogli da un coetaneo proprio nello stesso luogo in cui è avvenuta la tragedia di domenica sera. Anche lui è, come Emanuele Di Caterino, uno studente del liceo scientifico Fermi di Aversa.

“Sono una parente- scrive la zia del ragazzo -di un altro ragazzino aggredito proprio nello stessoidentico posto dove è stato ucciso Emanuele. Il ragazzo ha subito un danno permanente, è stato colpito ad un occhio e non vedepiù. Sono state fatte tutte le denunce possibili e ci è stato detto che non c’era videosorveglianza in quel posto enon è stato acquisito proprio un bel niente. L’unica videocamera presente inquadra l’ingresso dell’ufficio postale almenoquesto è quello che ci è stato riferito”.

La signora passa, poi, a descrivere le conseguenze di questa ennesima tragedia: “Il mio giovane parente è distrutto sia fisicamente che psicologicamente. Aveva un piccolo sogno: quello di entrare in un corpo, ma con la visione di un occhio annientata a causa di un violentissimo pugnosferratogli da un ragazzo della sua stessa scuola. Il suo sogno è svanito in un attimo. Ha dovuto anche cambiare istitutoperché l’aggressore e la sua gang fanno parte della stessa scuola e questo, a detta degli psicologi, avrebbe potuto farlosoffrire ancora di più”.

C’è, poi, il commento amaro della signora: “Morale della favola: gli aggressori continuano la loro vita come se niente fosse, nemmeno la scuola cheorganizza tanti convegni sul bullismo ha fatto qualcosa, ed il mio piccolo parente ha dovuto abbandonare la suaclasse, i suoi compagni, i suoi professori e soprattutto il suo piccolo grande sogno. Nemmeno una telefonata da parte deigenitori di chi gli ha provocato tanto dolore. Dobbiamo aspettare la sentenza. Mi chiedo: ma chi vienetutelato il bullo o l’aggressore? Sono davvero disperata. Poteva essere fatto qualcosa per prevenire la morte di Emanuele manon è stato fatto niente”.

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