Santa Maria C. V. - San Tammaro

Omicidio Caterino-De Falco: arrestato il 40enne “Mussolino”

 SANTA MARIA CV. I carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Santa Maria Capua Vetere hanno dato esecuzione all’ordinanza custodia cautelare, emessa dal Tribunale di Napoli, nei confronti di Franco Bianco, 40 anni, noto come “Mussolino”, già detenuto.

L’uomo, affiliato al clan dei casalesi – fazione Schiavone – è ritenuto responsabile di omicidio plurimo aggravato in concorso, detenzione di armi da guerra e ricettazione aggravati dal metodo mafioso. Grazie alle indagini dei carabinieri è stato possibile acclarare il ruolo che l’indagato ebbe, quale esecutore materiale dell’omicidio di Sebastiano Caterino, detto “L’evraiuolo”, elemento di spicco del clan dei casalesi poi diventato antagonista allo stesso clan, e Umberto De Falco, suo accompagnatore occasionale, avvenuto a Santa Maria Capua Vetere il 31 ottobre 2003.

Bianco fu già tratto in arresto dai carabinieri per gli stessi reati il 0 maggio 2011 e, dopo circa un mese, fu rimesso in libertà dal Tribunale del riesame di Napoli. Il nuovo provvedimento cautelare è scaturito a seguito di un’ulteriore attività investigativa supportata da nuove dichiarazioni di collaboratori di giustizia, appartenenti al citato clan, con cui è stato possibile acclarare in maniera probatoriamente inoppugnabile la colpevolezza dell’indagato che partecipò come materiale esecutore all’efferato duplice omicidio.

Nel riprendere i fatti di cui al duplice omicidio consumato nell’ottobre del 2003, si ricorda che, nella circostanza, l’autovettura con a bordo i due malcapitati, veniva dapprima speronata da due auto di grossa cilindrata e successivamente raggiunta da 37 proiettili calibro 5,56 e da 13 cartucce, invece calibro 12.

Il movente dell’azione delittuosa è in sintesi da individuarsi nel fatto che Caterino, nell’estate del 2003, dopo oltre dieci anni di reclusione, avvalendosi di un suo gruppo autonomo, aveva iniziato a gestire in proprio il traffico di sostanze stupefacenti ed il racket delle estorsioni nel territorio di Santa Maria Capua Vetere, provocando la suscettibilità della fazione del clan dei casalesi, facente capo, in quel periodo storico, a Francesco Schiavone, alias “Cicciariello”, cugino dell’omonimo Francesco Schiavone, detto “Sandokan”, capo storico del clan, all’epoca detenuto, a cui già in passato Caterino si era contrapposto. Egli, infatti, il 28 aprile del 1991, era riuscito a scampare, grazie al pronto intervento di alcuni carabinieri della stazione di Frignano, ad una precedente “sentenza di condanna a morte”, emessa dal clan dei casalesi al suo indirizzo, poiché si era posto al vertice, unitamente a Vincenzo De Falco, ucciso nel febbraio del 1991, di un proprio gruppo autonomo, coalizzatosi nel cartello scissionista “Nuova Famiglia” e contrapposto alla “Nuova Camorra Organizzata”, riconducibile invece al clan dei casalesi, a cui lo stesso era precedentemente affiliato.

Oltre a Bianco, quali responsabili del duplice omicidio Caterino-De Falco sono da considerarsi, tra l’altro già tratti in arresto, Francesco “Cicciariello” e Nicola Panaro, detto “Nicolino”, quali mandanti dell’omicidio, avendo organizzato con Schiavone la riunione che si tenne nella zona 13 del Comune di San Cipriano d’Aversa, in cui fu decisa l’uccisione di Caterino e per aver coordinato le operazioni preliminari finalizzate alla ricerca di quest’ultimo, nonché di aver sovrinteso e coordinato le operazioni del 31 ottobre 2003, rimanendo in attesa degli esiti all’interno del Bar “La Dolce Vita” di Casal di Principe, culminati con il duplice omicidio; Vincenzo Conte, detto “Nas e can”, facente parte del secondo gruppo armato che, a bordo di una delle due Alfa 166 utilizzate per l’omicidio, partiva da Santa Maria La Fossa, rimanendo in contatto visivo, e dava appoggio al primo gruppo armato, per poter agire all’occorrenza; Vincenzo Schiavone, detto “Petillo”, per aver fatto parte del primo gruppo armato che, a bordo di una delle due Alfa 166 utilizzate per l’omicidio, partiva da Casal di Principe e di fatto cagionava la morte di Caterino e De Falco; Carmine Noviello e Antonio Cangiano, anche loro facenti parte del primo gruppo armato; Franco Bianco, detto “Mussolino”, facente parte del secondo gruppo armato; Massimo Vitolo, per aver scortato, a bordo di una motocicletta Enduro, in compagnia di Monaco, le due Alfa 166, con a bordo gli esecutori materiali, in tutte le fasi esecutive del duplice omicidio; Stabile Romeo Aversano, per aver scortato, a bordo di una motocicletta Enduro, in compagnia di Mauro, le due Alfa 166, con a bordo gli esecutori materiali, in tutte le fasi esecutive del duplice omicidio; Antonio Monaco, per aver scortato, a bordo di una motocicletta Enduro, in compagnia di Vitolo, le due Alfa 166, con a bordo gli esecutori materiali, in tutte le fasi esecutive del duplice omicidio; Mario Mauro, per aver scortato, a bordo di una motocicletta Enduro, le due Alfa 166, in compagnia di Aversano Stabile, con a bordo gli esecutori materiali, in tutte le fasi esecutive del duplice omicidio; Pasquale Fava, per aver supportato i predetti, dando loro indicazioni utili circa il luogo ove poter eseguire l’omicidio.

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