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Papa Francesco, le bugie sui legami con dittatura

Papa Francesco ROMA. Le accuse di “collusione” con ladittaturaargentina e con il generale Jorge Rafale Videla rivolte a Papa Francesco sono una “bugia”.

Lo dichiara il cardinale elettore australiano George Pell, precisando che “queste storie sono state smentite già anni fa”. “I dirigenti di Amnesty International dell’epoca avevano detto che le accuse erano completamente false. Che erano una forma di diffamazione e menzogna”, ha aggiunto l’arcivescovo di Sidney parlando con radio Abc.

Alla domanda se papa Francesco debba o meno esprimersi sull’argomento ha risposto: “No, assolutamente no”. Sulla vicenda dei presunti legami tra Bergoglio e il generale Jorge Rafael Videla, ex capo della giunta militare responsabile del golpe del 1976, in Argentina si sono creati velocemente due fronti: uno che lo difende e un altro che lo accusa nell’ambito però di una critica più ampia nei confronti della Chiesa argentina nella fase buia delladittatura.

Franz Jalics, uno dei due sacerdoti gesuiti perseguitati dalladittaturaargentina all’epoca in cui Jorge Mario Bergoglio era Provinciale di Buenos Aires dell’ordine, vive in Germania ed è “in pace” con papa Francesco. Lo sostengono fonti dell’ordine. Il sacerdote – che dal 1978 risiede nella piccola località bavarese di Wilhelmsthal, vicino Kronach – si trova in questi giorni in Ungheria, dove rimarrà fino al 10 maggio, impegnato in esercizi spirituali. Ma il sacerdote alcuni anni fa si recò a Buenos Aires, proprio su invito dell’arcivescovado della capitale argentina, e “affrontò la questione”, hanno indicato fonti dell’ordine a Monaco all’edizione on-line del settimanale Der Spiegel. “E’ in pace con Bergoglio”, ha aggiunto il portavoce dei gesuiti tedeschi, Thomas Busch, senza specificare il contenuto della conversazione.

Jalics fu sequestrato nel 1976, insieme a un altro gesuita, Orlando Yorio, quando entrambi prestavano servizio tra i diseredati di Flores, una bidonville a Buenos Aires, ai tempi delladittaturaargentina (1976-1983). La questione della presunta collaborazione di papa Francesco con la Giunta Militare, proprio in questo caso, è uno dei temi affrontati dal giornalista argentino Horacio Verbistky ed è riemersa nelle ore successive all’elezione al soglio pietrino del cardinale Bergoglio.

Alcuni settori del ‘kirchnerismo’ mettono in dubbio il comportamento di Bergoglio in quegli anni e sostengono che non protesse i due sacerdoti; Verbitsky accusa Bergoglio di aver di fatto consegnato i due sacerdoti. Lo stesso Bergoglio nel 2010 rigettò le accuse e anche la collaborazione con i militari nel libro ‘El jesuita’.

L’attivista per i diritti umani e Premio Nobel per la Pace, Adolfo Perez Esquivel, ha negato le accuse e, alla Bbc, ha detto che “ci furono vescovi complici delladittaturaargentina, ma non Bergoglio”. Il nuovo Papa è sotto i riflettori “perché si dice che non fece il necessario per tirar fuori di prigione i due sacerdoti. So personalmente che molti vescovi chiedevano alla Giunta Militare la liberazione di prigionieri e sacerdoti e non veniva concessa”, ha ricordato ancora Peres Esquivel.

I due gesuiti furono liberati dopo cinque mesi di torture. Yorio morì nel 2000 in Uruguay per cause naturali, mentre Jalics si rifugiò nella meditazione e nella preghiera per superare l’esperienza subita; una condizione su cui ha anche scritto un libro.

Per il momento il sacerdote, che ha 85 anni ed è di origine ungherese, mantiene il silenzio e l’unico suo pronunciamento è stato attraverso il portavoce dell’ordine gesuita.Il portavoce dell’ordine gesuita ha spiegato alla radio pubblica bavarese Bayerische Rundfunk che Jalics non si è “nascosto” in Ungheria per evitare l’inseguimento mediatico seguito all’elezione del nuovo Pontefice, ma che non ha intenzione di fare alcuna dichiarazione su Bergoglio.

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