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Marò, l’India accelera l’iter per il processo

 NEW DELHI. Le autorità giudiziarie indiane hanno disposto la costituzione di un tribunale ad hoc per esaminare il caso dei due marò ritornati venerdì a New Delhi.

Lo riferiscono i media indiani. L’Alta corte di New Delhi ha emanato ieri sera un’ordinanza per formare uno speciale organo giudicante come stabilito nella sentenza della Corte Suprema del 18 gennaio e il governatore dello Stato indiano del Kerala, Oommen Chandy, ha chiesto al primo ministro Manmohan Singh che il tribunale sia costituito a Kollam (in Kerala, appunto) anziché a New Delhi.

Il governo indiano non ha fornito “nessuna garanzia” al governo italiano in merito alla sentenza che verrà pronunciata dal tribunale speciale ordinato dalla Corte suprema di Delhi, ha detto il ministro della Giustizia indiano, Ashwani Kumar, in un’intervista all’emittente Tv Ibn. Al giornalista che gli domandava come mai il ministro degli Esteri Salman Khurshid avesse rassicurato l’Italia sul fatto che i due marò non rischiano la pena di morte, Kumar ha risposto: “Come può il potere esecutivo dare garanzie sulla sentenza di un tribunale? Khurshid è anche un avvocato e sul perché abbia detto quelle cose, sta a lui rispondere”.

Il sottosegretario agli Esteri, Staffan De Mistura, assicura invece che Latorre e Girone non rischiano la pena di morte perché il governo di New Delhi ha fornito all’Italia una “assicurazione scritta ufficiale del ministero degli Esteri a nome del governo indiano”.

Raggiunto telefonicamente a New Delhi, dove si è recato per accompagnare i due militari italiani, De Mistura commenta le dichiarazioni di Kumar: “La dichiarazione del ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid è una dichiarazione scritta, l’ho vista ieri, ed è a nome del governo. Per noi fa testo. Posso immaginare che in un qualunque Paese del mondo un ministro della Giustizia, se intervistato, esprima cautela sulle decisioni di una Corte. Abbiamo una assicurazione scritta sul fatto che non ci sarà la pena di morte, che in questo caso specifico la pena di morte non è considerabile”.

La vicenda dei marò “sta sempre più assumendo i toni di una farsa”, interviene il Capo di Stato Maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, il quale auspica che “si concluda quanto prima” e che i due militari italiani “siano al più presto riconsegnati alla giurisdizione italiana”.

Lo scorso 9 marzo il governo indiano aveva già avviato le procedure per il tribunale speciale dopo le accuse di ritardo da parte della Corte Suprema. Come promesso ieri al sottosegretario italiano agli Esteri Staffan de Mistura, il governo di New Delhi intende ora accelerare il complesso iter.

Ai giornalisti il ministro della Giustizia Ashwani Kumar ha detto che la proposta inviata dal ministro dell’Interno è stata approvata “in principio” dal suo dicastero, il quale “è impegnato a mettere a punto altri dettagli”. Spera “di ottenere il via libera definitivo dal presidente della corte Suprema Altamas Kabir già la prossima settimana”. Secondo lui, il nuovo tribunale si occuperà del caso con una procedura accelerata (“fast track”).

L’organismo dovrà decidere se la giurisdizione sul caso spetta all’India oppure se rientra nell’ambito nel diritto internazionale che prevede la competenza della giustizia italiana in base alla Convenzione Onu sul Diritto del Mare (Unclos).

In una lettera il governatore del Kerala Chandy, nel chiedere che il tribunale venga costituito a Kollam, ricorda che proprio nel tribunale di Kollam sono raccolti tutti i documenti riguardanti la morte in mare di due pescatori indiani il 15 febbraio 2012.

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