Gricignano

Inchiesta ‘Talking Free’, la famiglia Di Ronza: “Fiducia nella giustizia”

 GRICIGNANO. La famiglia dell’imprenditore Stefano Di Ronza, coinvolto nell’inchiesta su presunte infiltrazioni camorristiche in Toscana, tramite i propri legali Giuseppe Tessitore e Francesco Persiani, intende fare alcuni chiarimenti sulla vicenda.

“In primo luogo – si legge in una nota inviata dai legali – non corrisponde al vero che Stefano Di Ronza sia stato indagato quale ‘affiliato al clan dei casalesi’, in quanto l’imputazione a suo carico, che resta tutt’ora un’ipotesi investigativa tutta da dimostrare, è piuttosto quella di ‘concorso esterno’, in quanto gli inquirenti napoletani lo indicano quale ‘imprenditore come tanti altri che pur non essendo inserito nell’associazione’ avrebbe agito nella consapevolezza della rilevanza causale dell’apporto reso all’organizzazione”.

Inoltre, la famiglia Di Ronza, “fiduciosa del fatto che presto sarà accertata la totale estraneità del proprio congiunto a qualsiasi legame con la criminalità organizzata, come sarà chiarito nelle sedi competenti, non essendo certamente il soggetto che purtroppo è stato descritto in questi giorn sulla stampa anche televisiva”, ribadisce che “Stefano Di Ronza è imprenditore che in trent’anni si è saputo meritare stima e rispetto nel suo ambiente di lavoro proprio in virtù della sua irreprensibile condotta”.

D’altra parte, sottolineano i familiari, “se fosse vero il contrario, e quindi un suo legame con organizzazioni criminali, certamente egli non avrebbe subito le vicissitudini finanziarie ed economiche che invece hanno travolto le proprie aziende, come tante altre, colpite dalla crisi. Basti pensare, solo a titolo esemplificativo, che nel 1990 una sua impresa venne dichiarata fallita per non aver percepito la somma di 500 milioni di lire (appalto Italposte a Livorno). Negli anni 2000 a Firenze subì un ingente danno determinato dal mancato incasso di due miliardi di lire. Negli anni 2003-2004, a Livorno, a causa del fallimento della committente dovette sopportare una perdita secca di almeno 500mila euro. E, da ultimo, con l’appalto della zona ex Montecatini di Carrara, a causa di un credito di oltre 5 milioni di euro non riscosso, ha dovuto chiudere le proprie aziende”.

“Ciò nonostante – concludono i familiari – Stefano Di Ronza ha sempre cercato di ripartire da zero, a testa alta, con onestà e trasparenza e, soprattutto, senza l’apporto di alcun clan”.

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