Esteri

Marò, Onu auspica soluzione pacifica. Farnesina preoccupata

 BRUXELLES. Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha rivolto un appello a India e Italia affinché “risolvano pacificamente” i contrasti legati alla vicenda dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.

Ban Ki-moon, ha spiegato il suo portavoce, ha auspicato che si trovi una soluzione che “rispetti il diritto internazionale”.

“Ci saranno inevitabilmente ripercussioni sulle relazioni bilaterali” tra India e Italia. Una fonte autorevole della Farnesina lancia l’allarme dopo gli ultimi sviluppi della vicenda marò, avvertendo che tra le misure da prendere potrebbe esserci una revisione del regime dei visti per gli italiani. Le azioni del ministero, aggiunge la fonte, vanno viste separatamente dall’iniziativa della Corte suprema sul nostro ambasciatore e sui marò.
L’India viola la Convenzione di Vienna, e in particolare l’articolo 44 che ha la funzione di evitare che gli agenti diplomatici “siano presi in ostaggio nell’adempimento del proprio dovere, come sta accadendo all’Ambasciatore Mancini“. Lo scrive in una nota il Sndmae, il sindacato più rappresentativo dei diplomatici italiani.
“La presa di posizione delle Autorità indiane, volta a limitare le sue possibilità di movimento, contrasta palesemente con quanto stabilito dagli articoli 29, 31, 44 della Convenzione di Vienna sulle Relazioni Diplomatiche, ratificata dall’India in data 14 novembre 1965”, si legge nella nota del Sndmae che “esprime la sua piena solidarietà all’Ambasciatore d’Italia in India, Daniele Mancini”.
“Non a caso – spiega il sindacato dei diplomatici – il citato articolo 44 della predetta Convenzione stabilisce che ‘anche in caso di conflitto armato’ lo Stato di accreditamento debba agevolare l’agente diplomatico che intenda lasciarne il territorio. Tale previsione, come tutte le immunità diplomatiche, ha la funzione di evitare che gli agenti diplomatici vengano ritenuti personalmente responsabili delle azioni dei rispettivi governi e che siano magari presi in ostaggio nell’adempimento del proprio dovere, come sta accadendo all’Ambasciatore Mancini”.
“La funzione diplomatica comporta spesso rischi e disagi. Ogni diplomatico ne è ben cosciente quando sceglie di servire il proprio Paese all’estero. Ammettere, tuttavia, che lo Stato di accreditamento possa addirittura limitare la libertà personale dell’Ambasciatore significa minare alla radice uno dei principi fondamentali delle relazioni tra gli Stati e compromettere seriamente la funzione diplomatica in generale. Il Sndmae si aspetta, pertanto, che la questione venga risolta nel pieno rispetto del diritto internazionale”, conclude la nota.
“L’ambasciatore italiano si può muovere liberamente e non può essere arrestato in quanto gode di immunità diplomatica”, ha dichiarato il ministro indiano degli Esteri, Salman Khurshid, in un’intervista ad una televisione privata locale.

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