Casal di Principe - San Cipriano - Casapesenna

Il vescovo Spinillo ricorda don Peppino Diana

 CASAL DI PRINCIPE. Una giornata indimenticabile, quella vissuta martedì a Casal di Principe, nel nome di don Peppe Diana: in occasione del 19esimo anniversario dell’uccisione del sacerdote, per tutto il giorno si sono susseguiti momenti di riflessione, condivisione e commozione.

Dopo la splendida mattinata organizzata da Libera Caserta e dal Comitato don Diana, nel pomeriggio la Parrocchia di San Nicola di Bari a Casal di Principe è stata scenario delle iniziative promosse dalla diocesi di Aversa: alle 17, la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Angelo Spinillo e da monsignor Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro Squillace e postulatore della causa di canonizzazione di don Pino Puglisi, affiancati dai sacerdoti della diocesi; a seguire, l’interessantissimo incontro sul tema “Alla scuola dei testimoni della fede”, che ha visto gli interventi di monsignor Bertolone e di Donato Ceglie, magistrato della Procura generale di Napoli e amico di don Diana.

Un momento di grande riflessione, come ha osservato Spinillo in apertura dell’incontro, “sul senso che diventa parola che vuole guidare il cammino della nostra comunità, del nostro vivere quotidiano. Una comunità, infatti, è civile perché vive secondo regole in cui sa di aver scritto un sogno. Nulla al mondo si è costruito senza la passione: essa si esprime attraverso un sogno, disegnando un’utopia, ovvero un fermento che può vivere e crescere nella storia. Ecco, il testimone vede ciò che sfugge ad altri ma non vivendo mai da solo: nella sua esperienza , egli fa vivere a tutti quel sogno, quella promessa, quella speranza”.

Non conosceva don Diana, Vincenzo Bertolone, ma ha voluto ricordarne l’eroica figura delineando un sentito ritratto di padre Pino Puglisi, ucciso dalla mafia nel 1993, che sarà beatificato il prossimo 25 maggio a Palermo. “Il martirio è sempre stato e sarà sempre la forma più alta di santità e il modello più sublime di carità cristiana: la missione del martire è di portare il messaggio di Dio in ogni angolo della terra, con la propria vita e testimonianza fino al sacrificio supremo. Don Puglisi era arrivato a tanto, avendo come scorta una fede mite ma incrollabile, ed è stato ucciso per la sua attività di parroco, per l’incarnazione di un indirizzo pastorale che era stato incoraggiato dalla Cei e della chiesa diocesana”.

Il compito della chiesa, ha affermato Bertolone, è di smascherare un’inaccettabile distorsione della visione di Dio e del messaggio del Vangelo: “Nessuno può vietare misericordia ai mafiosi sinceramente pentiti di aver commesso crimini efferati, ma non è possibile essere mafiosi e cristiani allo stesso tempo. La mafia è atea, così come lo è mettere un uomo al posto di Dio, elevare il vertice a padrone indiscusso ed accettare senza indugi ogni decisione, incluse quelle che dispongono della vita e della morte delle persone. La testimonianza evangelica di sacerdoti come don Pino Puglisi e don Peppe Diana rappresentano la migliore prova contro l’ateismo e la brutalità della criminalità organizzata”.

La precisa ricostruzione della vicenda giudiziaria e la toccante testimonianza di amico sincero di don Peppe Diana sono state al centro dell’intervento del magistrato Donato Ceglie: “Coerente, coraggioso, intransigente: don Peppino fu ammazzato perché testimone vero di uno straordinario impegno per la legalità e contro la camorra. Con le sue parole ed azioni concrete, egli ebbe la forza di attuare una vera e propria discontinuità rispetto al passato in uno dei periodi più bui della nostra storia recente. A renderlo così forte era la fede in una precisa idea di chiesa tra e per la gente, vicina agli ultimi. La camorra decise di colpire quello che era diventato ed è rimasto un assoluto punto di riferimento per molti. Per questi motivi, noi consideriamo don Peppe Diana già beato”.

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