Campania

Cesaro (Scelta Civica): “L’Italia deve puntare sulla ricerca”

Antimo CesaroCASERTA. Un Parlamento in gran parte ridisegnato dal responso delle urne presenterà ai cittadini molti volti nuovi.

Tra le new entry alla Camera dei deputati figura il professore universitario Antimo Cesaro (docente di filosofia politica presso la facoltà di Scienze Politiche della Sun), eletto con il movimento politico Scelta Civica con Monti, di cui guidava la lista al collegio Campania 2. A Cesaro abbiamo chiesto quali saranno i criteri a cui impronterà l’esercizio del suo mandato parlamentare, oltre ad una serie di considerazioni su priorità e stato di salute del nostro Paese, ad iniziare dalle provincie di Napoli e Caserta.

On. Cesaro, il suo ingresso nella politica nazionale avviene in un contesto generale problematico, caratterizzato dalle difficoltà di dialogo tra le forze politiche presenti nell’emiciclo. Quali sono le priorità in questa fase e, al di là del panorama politico così come delineato dalle urne, a quali criteri ispirerà il suo mandato?

Il momento è particolarmente difficile per il nostro Paese e richiede un’assunzione di responsabilità da parte di tutte le forze politiche. Se in campagna elettorale potevamo scomodare Flaiano dicendo, talvolta, che il momento è drammatico ma non è serio, ora, al di là delle frasi ad effetto, bisogna evidenziare una serietà d’intenti, avendo grande rispetto del risultato delle urne. Tutti i voti validamente espressi hanno, in modo diverso,rappresentato una prospettiva sulla situazione del Paese.

Certamente emerge una volontà di cambiamento che può sfociare, però, facilmente nel populismo. A riguardo, preferisco usare l’espressione repulisti gentile; cioè occorre voltar pagina ma senza urlare e ragionando, anche quando la situazione sembra invitare agli impulsi emotivi. L’Italia non può permettersi avventure e ha bisogno di governabilità. Il risultato elettorale ha dimostrato che viviamo in una fase post ideologica che ha visto scomparire partiti tradizionali, taluni anche di nobili tradizioni, ma che non hanno saputo interpretare la modernità. Oggi ci sono le condizioni per un governo che rappresenti una discontinuità col passato, segnando il superamento delle vecchie categorie della politica e, soprattutto, operando quelle riforme che da troppo tempo i cittadini attendono.

La sua formazione, la sua professione, lei è docente universitario, la fanno vivere in costante simbiosi con la dimensione cultura; qual è il ruolo della cultura e della ricerca oggi in Italia e come qualifica il rapporto tra politica e risorse culturali presenti sul territorio?

Il rapporto politica – cultura è stato talvolta conflittuale, talvolta ancillare. Conflittuale perché il politico spesso si è disinteressato della cultura volendo, però, utilizzare l’intellettuale come orpello per i suoi intenti. Questo ha evidenziato la storia, indicando anche come negli ultimi anni il rapporto tra politica e cultura non sia esistito, a livello istituzionale e nel comune sentire di una politica irretita da meccanismi elettorali, poco incline all’approfondimento di contenuti e alla predisposizione di progetti.

Circa il mondo a cui appartengo, quello della ricerca universitaria, credo che questo dovrebbe rappresentare l’interlocutore fondamentale per ogni ragionamento politico serio a cui sono chiamati anche l’attuale Parlamento e il futuro Governo. L’Italia deve scommettere sul suo futuro avendo il coraggio di investire su scuola, ricerca e università; solo in questo modo si può vincere la sfida della competitività globale. Ritengo che la ricchezza del Paese debba misurarsi più sul numero dei brevetti registrati dalle nostre università o dalle nostre industrie che sugli avventori di un ristorante come altri,invece, sino a pochi mesi fa, avevano dichiarato.

Per quanto attiene poi alle risorse culturali presenti, credo che innanzitutto i beni culturali non debbano essere più percepiti dagli amministratori come un gravame che va ad appesantire i bilanci.Penso al sito archeologico di Pompei e in riferimento al nostro collegio elettorale alla Reggia di Carditello e alla condizione in cui versa, alla Reggia di Caserta, al Museo Campano di Capua, all’Anfiteatro di S.Maria Capua Vetere, ma anche al centro storico di Aversa che meriterebbe ben altro destino. Penso, pertanto, all’edilizia di qualità col recupero dei centri storici e ad una programmazione nell’ottica dell’impresa culturale. Noi abbiamo, in tante nostre città campane, centri storici con attrattori culturali che meriterebbero non visite occasionali, ma la possibilità di essere inseriti in un circuito in cui, ad esempio, turismo enogastronomico e turismo religioso possano coniugarsi e in modo che la promozione dei nostri beni culturali all’estero possa essere impostata non solo su una visione napolicentrica. Questo sotto l’egida di una cabina di regia che veda anche i nostri parlamentari protagonisti insieme agli enti locali, affinché i beni culturali possano davvero essere visti e percepiti come una risorsa straordinaria del nostro territorio.

Lei proviene da S. Antimo, comune cerniera tra l’area nord di Napoli , l’agro aversano e la zona atellana, un territorio nel suo insieme caratterizzato da una profonda conurbazione tra i comuni e attraversato da emergenze quali salubrità ambientale, crisi occupazionale, recupero di legalità ecc..Per il superamento di queste emergenze da dove ritiene si debba ripartire e, a riguardo, lei,quale neodeputato, come intende rapportasi con le istituzioni locali?

Appartengo ad un’area di cerniera, come dice lei, che però non rappresenta per me un retaggio di tipo campanilistico. Cercherò di rappresentare un’ idea alta della rappresentanza istituzionale del deputato, per cui mi sento innanzitutto un parlamentare della Repubblica Italiana, e anziché partire dal mio campanile per arrivare ad una visone globale del Paese, dell’Europa e del mondo, preferisco partire da una visione globale per poi soffermarmi sui problemi del territorio, problemi che conosco e che ho vissuto sulla mia pelle.

Vengo da una realtà di grandi sacrifici, per cui i problemi occupazionali, il problema di un ascensore sociale che deve essere garantito soprattutto ai più umili e meritevoli, il problema della legalità sul territorio e in rapporto alle imprese che vogliono crescere e debbono fare i conti sia con la malapolitica che con la malavita, il problema della salubrità ambientale, mi hanno tutti riguardato, talvolta come docente, talvolta come privato cittadino, molto spesso come genitore.

Di tutti questi intendo farmi carico, nell’ambito, però, di una visione globale e quindi anche il rapporto che istituirò con i sindaci, i consiglieri comunali e i consiglieri regionali, sarà improntato alla correttezza istituzionale, nel superamento di ogni bieca logica partitica. Ci sarà ascolto dei territori, ma ci sarà anche la messa alla prova dei territori. Spesso, infatti, i territori vedono nel parlamentare solo un referente a cui chiedere, ma io ritengo che un parlamentare possa e debba anche sollecitare i territori a mettere in moto meccanismi virtuosi, dando informazioni in merito a soluzioni progettuali e chiedendo di accettare quelle sfide il cui superamento può produrre ricchezza, economica e culturale.

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