Campania

Camorra, il “gruppo misto” che comandava sul litorale domitio

 NAPOLI. Nella mattinata di venerdì i carabinieri del Ros hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, a seguito di indagini coordinate dai magistrati della Procura distrettuale antimafia, …

… nei confronti di tre uomini gravemente indiziati del reato di associazione di stampo mafioso. Destinatari dell’odierna misura cautelare sono Pasquale Barbato e Massimo Di Cicco, storici soggetti collegati al clan Mallardo di Giugliano, e Gennaro Trambarulo, soggetto apicale del clan Licciardi di Secondigliano.

I provvedimenti restrittivi scaturiscono dalle ultime indagini espletate al fine di riscontrare le dichiarazioni rese dal recente collaboratore di giustizia Giuliano Pirozzi, affiliato al clan Mallardo, e sono il coronamento delle pregresse investigazioni che avevano disvelato l’esistenza di una solida alleanza, funzionale ad una gestione unitaria delle attività estorsive e delle altre attività illecite nel litorale domitio, tra i Mallardo, Licciardi e la fazione Bidognetti del clan dei casalesi in particolare il gruppo Bidognetti, che avevano così dato vita al cosiddetto “gruppo misto”, al vertice del quale figurava una sorta di direttorio costituito da Giuseppe Pellegrino, Trambarulo e Francesco Diana, rispettivamente in rappresentanza dei Mallardo, dei Licciardi e dei Bidognetti.

Come già emerso nel corso delle precedenti investigazioni, questa inedita alleanza si era resa necessaria soprattutto per le esigenze della componente casalese, vessata dalla effettuazione di numerose indagini, coordinate dai magistrati della Procura distrettuale e culminate in operazioni di polizia ed arresti di quasi tutti gli affiliati che ne avevano gravemente intaccato l’operatività sul territorio.

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Si era così reso necessario, per il clan Bidognetti, correre ai ripari per riuscire in qualche modo a mantenere il controllo criminale di quella larga parte di territorio che ha storicamente costituito il suo bacino di finanziamento, il Litorale Domitio; non potendo più contare su un numero sufficiente di affiliati a piede libero in grado di garantire il controllo del territorio, il gruppo Bidognetti nelle sue figure apicali ha ritenuto che il ricorso ad un’alleanza con altre famiglie di solida tradizione camorrista fosse l’unica via percorribile in quel dato momento storico, per garantirne la sopravvivenza.

Secondo l’accordo stipulato dalle tre componenti dei clan, ogni famiglia metteva a disposizione del “gruppo misto” alcuni propri affiliati, i quali sarebbero stati coordinati dai membri del suddetto direttorio (Diana-Pellegrino-Trambarulo), sovrintendendo così a tutte le attività estorsive e di traffico di stupefacenti nei territori di Lusciano, Parete, Cancello Arnone e, come detto sopra, sul Litorale Domitio, insistenti anche nel Comune di Giugliano, da Ischitella a Pescopagano e creando una “cassa comune” al fine di dividere i proventi delle attività illecite tra gli affiliati.

Importantissime indicazioni sull’esistenza del “gruppo misto” e sul suo funzionamento sono state peraltro fornite da uno dei suoi componenti di vertice, ovvero Francesco Diana, arrestato nel luglio 2009 e poi divenuto collaboratore di giustizia; ma anche altri affiliati hanno successivamente confermato il quadro generale tracciato dal Diana, quali suo cognato Barone Michele ed il sodale Massimo Amatrudi, anche loro membri della componente bidognettiana. A questi, poi, vanno ad aggiungersi altri importanti collaboratori di giustizia, quali Salvatore Laiso, Raffaele Piccolo e Giovanni Mola, i quali, ancorché non facenti parte del c.d. “gruppo misto”, erano comunque tutti affiliati al clan dei casalesi ed erano, per tale ragione, a conoscenza dell’identità di numerosi componenti del “gruppo”.

Le convergenti dichiarazioni di tutti i predetti collaboratori di giustizia sono state quindi ulteriormente circostanziate ed implementate da quelle dell’ultimo collaboratore di giustizia riconducibile al contesto in esame: Pirozzi, la cui scelta di collaborare con la giustizia risale a soli pochi mesi fa. Questi, infatti, avendo fatto parte del suddetto “gruppo misto” in quota al clan Mallardo ha avuto una personale e diretta conoscenza non solo della provenienza e dei ruoli ricoperti in seno al gruppo suddetto da parte dei due affiliati al suo stesso clan, Barbato e Di Cicco, ma anche del ruolo di spicco ricoperto, ancora fino ai nostri giorni, in seno al “gruppo” da Trambarulo, che ha indicato quale componente del “direttorio” in quota alla storica famiglia Napoletana dei Licciardi.

A seguito della esecuzione delle ordinanze cautelari si viene ad incidere in maniera significativa sugli assetti criminali dell’area in esame, privando il “gruppo misto”, tuttora operativo, di tre dei suoi esponenti di rilievo, uno dei quali, ovvero Trambarulo, al vertice del gruppo e con importanti funzioni di direzione e coordinamento delle attività illecite.

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