Esteri

Morto Stéphane Hessel: ispirò gli “Indignati”

Stéphane HesselPARIGI. E’ mortoa 95 anni lo scrittore ed ex diplomatico francese Stéphane Hessel, autore del bestseller internazionale “Indignatevi!” che ispirò i movimenti di protesta di “Occupy” e degli “Indignati”, allargatisi poi ad altri paesi.

Il successo del libro fu così grande che l’anno seguente, nel 2011, Hessel scrisse una sorta di seconda parte, intitolato “Impegnez-vous” (Impegnatevi). Nato a Berlino nel 1917 da una famiglia ebrea (in parte convertitasi al luteranesimo), arrivò in Francia nel 1925, dove fu naturalizzato nel 1937. Diplomatosi all’Ena (École Normale Supérieure), l’alta scuola di formazione della classe dirigente francese, scoppiata la guerra si arruolò nella Resistenza, prima di essere catturato e rinchiuso nei campi di concentramento di Buchenwald e Dora-Mittelbau.

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale partecipò ai lavori per la stesura della Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo (1948). Nominato ambasciatore francese da François Mitterrand nel 1981, una volta in pensione si impegnò a capofitto a favore dei “sans papiers” (immigrati senza documenti) e della causa palestinese. Per aver sostenuto il boicotaggio dei prodotti israeliani fu accusato di antisemitismo. Così ebbe modo di rispondere in più di un’occasione: “Mio padre era ebreo, io sono scampato a Buchenwald, le accuse di antisemitismo non mi sfiorano”.

Sostenitore della sinistra francese, nelle elezioni legislative del 1986 aveva appoggiato il socialista Michel Rocard. Nel 2009, invece, si era presentato con la lista Europe Ecologie (sinistra radicale ambientalista), restando pur sempre vicino ai socialisti. Ultimamente si era riavvicinato alla sua amica Martine Aubry, segretaria del Partito socialista francese dal 2008 al 2012.

Il presidente francese François Hollande ha reso omaggio ad Hessel definendolo “una grande figura” che “ha consacrato la sua vita la sua vita eccezionale alla difesa della dignità umana. La sua capacità di indignarsi – ha scritto in una nota il presidente – non aveva limiti, tranne quello della sua stessa vita. Nel momento in cui questa è venuta meno, ci lascia una lezione: di non rassegnarsi ad alcuna ingiustizia”.

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