Campania

Napoli Servizi, danno erariale da 1,5 milioni

 NAPOLI. Diverse irregolarità sono state riscontrate nell’erogazione retributiva della Napoli Servizi, società interamente partecipata dal Comune partenopeo, che si occupa di servizi di pulizia, custodia e manutenzione del patrimonio immobiliare e delle aree verdi del capoluogo campano.

La chiusura dell’indagine ha portato alla contestazione, nei confronti del direttore generale, di 4 consiglieri di amministrazione pro-tempore della Napoli Servizi e 4 componenti del collegio sindacale pro-tempore, nonché di 2 amministratori pro-tempore del Comune di Napoli, per un danno erariale complessivo di circa 1.553.000 euro.

Nei confronti del direttore generale della partecipata ed ex assessore del Comune di Napoli Ferdinando Balzamo è stato anche richiesto il sequestro conservativo di valori e beni, sino a concorrenza dell’intero danno erariale accertato.

Dopo gli accertamenti eseguiti dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Napoli, su delega dei vice procuratori della Corte dei Conti per la Campania, Pierpaolo Grasso e Ferruccio Capalbo, si è accertato che ammonta a circa 1.553.000 euro il danno arrecato alle casse della Napoli Servizi. L’attività d’indagine, delegata dalla Procura contabile alle Fiamme Gialle, ha verificato inizialmente alcune irregolarità commesse nell’erogazione di emolumenti aggiuntivi della retribuzione ai dipendenti della Napoli Servizi.

I primi riscontri hanno consentito ai militari del Gruppo Tutela Spesa Pubblica di accertare l’indebita corresponsione, avvenuta tra il 2008 e il 2011, di indennità accessorie ad alcuni dipendenti aziendali — per un importo complessivo di circa 695.000 euro — riconosciute e pagate in modo ingiustificato, senza cioè predeterminare i criteri e indicare i particolari meriti lavorativi dei beneficiari.

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Le Fiamme Gialle hanno inoltre appurato che quattro funzionari della società sono stati assunti, negli anni 2007-2008, senza osservare le precise direttive che il Comune di Napoli, con apposita delibera del 2007, aveva impartito a tutte le proprie società interamente partecipate in merito alle modalità di selezione del relativo personale.

La società, infatti, ha proceduto alle assunzioni non solo senza alcuna preventiva programmazione e rilevazione dell’effettivo e concreto fabbisogno di personale, ma in assenza di ogni forma di pubblica selezione. Ne è scaturito un danno all’Erario quantificato in circa 433.000 euro.

Analoghe irregolarità hanno riguardato anche l’assunzione come dirigente a tempo indeterminato di un consigliere di amministrazione, nonché amministratore delegato e direttore generale della società stessa. E’ stato nominato dirigente, nel 2008, senza alcuna selezione pubblica e in violazione di disposizioni impartite dal Comune di Napoli sul reclutamento del personale nelle società partecipate, le quali – per garantire la trasparenza e la parità di trattamento nella selezione del personale ed evitare indebite pressioni da parte degli organi apicali nelle procedure stesse – vietano espressamente (nei casi di assunzione diretta dettata da motivi di urgenza) l’assunzione di parenti e di altri soggetti legati a dirigenti o quadri dell’ente assuntore. Nel caso intercettato dalla Guardia di Finanza, il conflitto di interessi è apparso ancora più evidente, trattandosi, non dell’assunzione diretta di un parente, ma di quella di un soggetto che già rivestiva all’interno della Napoli Servizi il ruolo di amministratore delegato e direttore generale.

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