Campania

Il pentito De Simone: “Cosentino mi chiese appoggio elettorale”

Dario De SimoneNicola CosentinoCASERTA. “Nello stesso periodo in cui ‘Cosa Nostra’ aveva aperto una trattativa con lo Stato anche tutti i clan camorristi della Campania, compresi noi casalesi, avevamo istaurato una trattativa per una dissociazione, i cui referenti erano il ministro della giustizia Giovanni Conso ed il vescovo di Acerra don Riboldi”.

Lo ha detto il collaboratore di giustizia Dario De Simone, che ha parlato di “papello” come quello della mafia, deponendo davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere al processo nei confronti del deputato Pdl NicolaCosentino, accusato di collusioni con il clan dei casalesi. De Simone ha rievocato in aula il tentativo di dissociazione – messo in atto negli anni Novanta da esponenti di vari clan, tra cui i casalesi, e che non ebbe seguito all’epoca per l’opposizione netta nei magistrati della Dda e dei giudici – consistente nel dichiarare la propria uscita dall’organizzazione allo scopo di ottenere benefici giudiziari e, in particolare, evitare l’ergastolo. “Cosentino,nel corso di alcuni incontri prima delle elezioni del 1994, disse che con la vittoria di Forza Italia c’era una speranza che si sarebbe potuta modificare la normativa sui collaboratori di giustizia”, ha detto De Simone.

“Incontrai tre-quattro volte NicolaCosentino– ha raccontato il pentito – sia prima che dopo le elezioni regionali del 1995, quando, pur non essendo latitante, alloggiavo e dormivo in case diverse perché sapevo dell’imminenza del maxi-blitz Spartacus. I nostri incontri, sempre casuali, sono avvenuti la domenica pomeriggio quando io mi recavo a Trentola Ducenta, a casa di mio suocero, mentre lui si recava dal padre della moglie; le due abitazioni erano confinanti, affacciavano infatti sullo stesso cortile. Nel corso degli incontri mi chiese l’appoggio alle Regionali; così mi impegnai, tramite i miei uomini sul territorio, a farlo eleggere nei comuni di mia competenza, ovvero Aversa, Teverola, Trentola, San Marcellino e Gricignano. Nella sola Trentola ottenne 700 preferenze”.

De Simone, esponente di vertice del clan dei casalesi fino all’arresto avvenuto il 29 gennaio del 1996, nell’ambito dell’operazione “Spartacus”, ha ricordato “che il clan si rivolgeva spesso alla famigliaCosentino, così come ai Passarelli (proprietari negli anni ’90 dello zuccherificio Ipam, ndr) per cambiare gli assegni ricevuti dagli imprenditori sottoposti ad estorsione”.

Molti i “non ricordo” pronunciati dal teste, tanto che il pm della Dda, Alessandro Milita, è stato costretto a contestargli le dichiarazioni già rese nel corso del primo interrogatorio del settembre ’96. De Simone ha confermato cheCosentino“era a nostra disposizione”, affermando, però, durante il controesame dell’avvocato Stefano Montone, che “Cosentinonon fece promesse per l’appoggio alle elezioni”.

De Simone ha poi ricordato comeCosentinogli avesse parlato di Lorenzo Diana e Renato Natale come “due persone che davano fastidio in quanto erano in contatto con Luciano Violante, che insisteva perché le forze dell’ordine non dessero tregua ai casalesi”.

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