Sant’Arpino

L@D: “Carta intestata del Comune per propaganda politica”

Carmela PaganoSANT’ARPINO. Si rivolge al Prefetto di Caserta, Carmela Pagano (nella foto), alla procura della Corte dei Conti, e al professor Giuseppe Limone, definito “autorità” politica e morale della comunità di Sant’Arpino, il gruppo di Sant’Arpino “Libera@Democratica”.

E la coalizione guidata da Francesco Capone lo fa per denunciare un volantino dell’attuale maggioranza consiliare, intriso di un linguaggio a dir poco discutibile, scritto e diffuso su carta istituzionale del Comune.

“Il manifesto– volantino dell’Amministrazione Comunale – si legge nel documento del gruppo di opposizione diffuso in questi giorni-è grave e scandaloso per la forma e i contenuti enunciati. La forma: si utilizza la carta istituzionale (quindi anche il logo del Comune di Sant’Arpino che invece di recente è stato negato a prestigiose iniziative) per fare campagna elettorale, informazione faziosa e funzionale ad una parte politica, e non – come prescrive la legge, l’etica, lo stile e il senso alto delle istituzioni – per fare “asettica”, giusta e corretta comunicazione istituzionale. In altre parole non si può, per ragioni di rispetto delle istituzioni, di stile e di costi (leggasi campagna elettorale con i soldi dei cittadini), trascinare nella mischia della contrapposizione politico – elettorale l’Istituzione più alta della nostra Comunità.

Il linguaggio usato offende e infanga il decoro e l’onore del Comune di Sant’Arpino. Mai prima d’ora si erano letti su carta istituzionale termini quali: “mezzucci subdoli”, “oppositori malvagi e cattivi”, “carta straccia”, “ridicoli”, “gente priva di scrupoli”, “raccattare voti”, “arrampicatori politici”, “azzeccagarbugli”, “sgangherata banda”, “giocano sulla pelle della gente inerme”, “avvelenatori di pozzi”, “spargere veleno”. Un crescendo di maleparole che tocca il fondo quando – sempre su carta istituzionale! – scrivono: “l’unico buco che esiste è posizionato all’altezza del cervello dei nostri oppositori”.

L’inqualificabile sequela terminologica si conclude con l’invettiva “Vergogna”. E qui preferiamo lasciare ai nostri concittadini il giudizio su chi effettivamente si deve vergognare per l’uso che ne fa delle Istituzioni pubbliche”. “I contenuti. Tra una malaparola e l’altra, nel deplorevole volantino-manifesto cercano, ma senza riuscirvi, di difendere la loro improvvida scelta di tartassare i santarpinesi. E’ grottesco notare come il duo Di Santo – Brasiello, scimmiottando il noto Mr. Hyde e dottor Jekyll, si trasforma abilmente da “carnefice a vittima”: prima decidono la privatizzazione con le prevedibili conseguenze delle cartelle pazze e poi si trasformano in paladini dei cittadini entrando addirittura a far parte di uno sportello che si occupa tra l’altro di assistenza amministrativa e legale. Sì, avete letto bene: Di Santo e Brasiello (sic!) fanno parte dello speciale nucleo addetto a fornire ai cittadini “informazione, assistenza amministrativa e legale”. Avrebbe detto Troisi: “Gesù Gesù … è venuta la fine del mondo!”.

Vogliono organizzare una consultazione popolare per capire se i cittadini vogliono la restituzione dei soldi versati (ruolo suppletivo 2010) oppure un’opera pubblica. Ma la smettete di prendere in giro la gente? La somma se non dovuta si restituisce, la legge non consente che si possa realizzare con quei soldi un’opera pubblica! E se proprio vi piace l’idea della consultazione popolare, spiegate pubblicamente perchè non avete accettato la nostra ripetuta richiesta (fatta a più riprese e in diverse sedi) di un referendum per far scegliere ai cittadini se privatizzare o meno l’ufficio tributi. Questa, più di tutte, era la scelta da far valutare ai cittadini che sono quelli che prima di tutti e più di tutti pagano in tutti i sensi le conseguenze della privatizzazione dei tributi. Per stanare gli evasori più che una ditta privata dal modico costo iniziale di circa 800 mila euro, bastava avviare con l’ufficio tributi comunale una sorta di condono, attraverso il quale i cittadini avrebbero, entro un termine prestabilito, presentato autodenuncia specificando le loro omissioni e pagando quanto dovuto senza sanzione e interessi vari.

Al termine del condono, l’ufficio tributi con adeguati incentivi, con l’ausilio di efficienti software informatici e con il supporto di esperti del settore, tramite riscontri incrociati, avrebbe scoperto e costretto a pagare – con tanto di sanzioni e interessi legali- gli evasori che non si erano autodenunciati nella fase del condono. Un’operazione del genere sarebbe costata poco (sicuramente non 800 mila euro) e sarebbe stata realmente a difesa degli interessi dell’Ente comunale e dei cittadini. Ci fa intanto piacere apprendere che grazie alla nostra “carta straccia” i cittadini hanno ottenuto la possibilità di rateizzo.

Precisiamo inoltre che la nostra “carta straccia” è “prodotta” con risorse private – cioè le nostre – mentre la vostra è finanziata con i soldi pubblici – cioè a spese e a danno della collettività. E sempre con i nostri soldi paghiamo il professionista che darà gratuitamente sostegno ai cittadini”.

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