Italia

Camorra, “sempre più donne al comando dei clan”

 NAPOLI. Negli ambienti camorristici si è ormai affermata un’insolita parità di genere. Sono le donne di famiglia, in assenza dei capi, ad assumere sempre più spesso il comando del clan …

… “gestendo piazze di spaccio, favorendo ricercati e latitanti e, incuranti della vita breve che promettono ai figli , votati a finire i propri giorni in carcere o nella tomba, assicurando la continuità dell’impresa familiare alimentandone ogni potenzialità criminale”. Lo ha detto il presidente della Corte d’Appello di Napoli, Antonio Bonajuto, in occasione della cerimonia di apertura dell’anno giudiziario durante la quale si è soffermato sull’azione di contrasto alla camorra da parte delle forze dell’ordine e della Magistratura.

Sgretolamento dei sodalizi delinquenziali, aggregazioni e nuove alleanze disegnano una “realtà criminale fluida” caratterizzata da “un’accrescita competitività” tra i clan, creando “un bacino inesauribile di manovalanza da utilizzare nella gestione di ogni sorta di attività illecite”. Da qui la diffusione di illeciti sul territorio: non solo l’emergenza Scampia e la nuova guerra di camorra, ma anche l’incremento dei reati associativi (+29,7%), del contrabbando (+28,7%), delle bancarotte fraudolente (+16%) e di reati contro il patrimonio.

“Ma l’assenza dei capi – ha ribadito Bonajuto – ha prodotto anche un’insolita successione all’interno della famiglia camorrista, non solo in favore dei giovani, spesso minori e già adusi alla violenza, ma anche e soprattutto delle donne di famiglia che, senza alcuna remora e spavaldamente imponendo un’ormai raggiunta parità di genere, assumono il comando del clan”.

Nel 2012, ha spiegato Bonajuto, si è registrata “una ripresa degli omicidi di camorra”, con un incremento del 18% rispetto allo scorso anno e del 55% dei reati riconducibili alla criminalità organizzata.Bande giovanili dedite a furti e scippi “sovente compiuti con violenza inaudita”, ma anche minori legati alla camorra attraverso la propria famiglia la cui partecipazione nell’ambito dell’associazione “può avere un valore rilevante come quella di qualsiasi altro affiliato adulto”. Resta “critico” il fenomeno della criminalità minorile, ha spiegato il presidente Bonajuto. “Permangono – ha dichiarato nella sua relazione – i fatti di bullismo metropolitano, espressione di degrado socio-culturale e di disagio giovanile che, per la maggior parte, trova sfogo in atti vandalici in prevalenza contro istituti scolastici e pubblici edifici”.

Alla delinquenza criminale di stampo camorristico va invece ricondotto il minore che “legato all’associazione anche attraverso la sua famiglia, esegue le istruzioni che gli sono date e svolge un’attività renumerata non deviante rispetto all’ambiente in cui vive, familiare e criminale”. E se l’esperienza accumulata nel corso della sua ‘carrierà lo consente, “la sua partecipazione potrà avere un valore rilevante come quella di qualsiasi altro affiliato adulto” con casi in cui “il minorenne è stato accusato di dirigere o di organizzare l’associazione di tipo camorristico di cui fa parte”.

La risposta dello Stato, ha sottolineato Bonajuto, “deve essere svolta su due piani distinti: quello della lotta alla criminalita organizzata tout court e quello della prevenzione mirata e il più possibile precoce dei fattori di rischio di delinquenza minorile”.

Il Presidente della Corte di Appello di Napoli ha parlato poi di “bilancio in chiaroscuro” per definire lo stato dell’amministrazione della giustizia nel Distretto. Secondo Bonajuto, appare “in affanno la giustizia penale a causa dei nodi irrisolti sul versante delle riforme processuali mancate e su quello degli organici”.

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