Sant’Arpino

In migliaia per Luciano De Crescenzo

 SANT’ARPINO. Per la grandezza del personaggio, per la profondità dei contenuti, per l’immensa partecipazione di popolo, la mattinata dell’Immacolata vissuta a Sant’Arpino con il filosofo – scrittore Luciano De Crescenzo è destinata ad essere annoverata tra le pagine più belle ed indimenticabili della comunità atellana.

De Crescenzo, giunto a Sant’Arpino per presentare il suo ultimo libro «Fosse ‘a Madonna» (edito da Mondadori), non si è sottratto ad alcun tipo di domande, una conversazione che si è sviluppata lungo la direttrice dei ricordi e delle immagini più significative della sua vita affermando che oggi, a 84 anni, la fortuna più grande della sua esistenza non sono stati i soldi o il successo ma “la notizia di chiusura del secondo conflitto mondiale giunta esattamente nel giorno in cui ero stato reclutato da Mussolini (all’età di 16 anni) per partire per il fronte. Avevo appena imbracciato un fucile da guerra quando mi comunicarono la stupenda notizia senza la quale probabilmente sarei stato interessato da destino sicuramente meno fausto di quello che tutti voi conoscete“.

L’evento, svoltosi nell’accogliente sala convegni del seicentesco Palazzo Ducale “Sanchez de Luna”, è stato magistralmente organizzato dalla Pro Loco di Sant’Arpino guidata da Aldo Pezzella che nel corso della sua introduzione ha ricordato che: “Da circa 30 anni la nostra associazione si muove con tenacia e determinazione nel solco della promozione della gloriosa radice storico – culturale di questa terra. Tra gli innumerevoli eventi promossi nel lungo arco di tempo della nostra esistenza, sicuramente quello con De Crescenzo è da considerarsi tra i più prestigiosi”.

Infine, Pezzella ha ringraziato tutti i soci della Pro Loco che hanno lavorato per la buona riuscita dell’iniziativa e la Unit Energy che con il suo contributo ha consentito lo svolgimento dell’incontro con l’autore di “Così parlò Bellavista“. Altrettanto significativo l’intervento di Giuseppe Dell’Aversana, presidente onorario della Pro Loco, il quale ha rimarcato che: “Sant’Arpino vanta un primato tutto particolare essendo il comune casertano con la maggior presenza d’immagini sacre raffiguranti la vergine Maria. Oltre alle madonne tradizionali, qui solamente si venera la Madonna di Atella e (caso unico in Campania) la Madonna della Lettera, protettrice di Messina”.

 Dell’Aversana ha poi fatto presente che allo scrittore che il luogo di svolgimento dell’evento anticamente era consacrato alla Madonna dell’Immacolata nella scomparsa chiesa edificata da S.Elpidio nel V sec. d.C. e poi abbattuta dai Sanchez de Luna per edificare il palazzo ducale nel 1592. Luciano De Crescenzo, tra un video e l’altro, ha affrontato a modo suo e con la sua proverbiale ironia, tematiche e sentimenti profondi quali l’amore, la felicità, il bene, la religiosità, il culto della Madonna e altro.

Simpaticissimi i siparietti con l’attore Lucio Allocca di Un posto al sole, entrambi tra l’altro hanno ricordato l’esperienza indimenticabile delle riprese del film tratto dal best seller Così parlò Bellavista che li vide fortemente coinvolti. Il direttore della Rassegna Nazionale di Teatro Scuola PulciNellaMente, Elpidio Iorio, ha consegnato in premio al filosofo-regista un’artistica riproduzione del Maccus (la più nota delle maschere atellane) ricordando che proprio nel best seller Così parlò Bellavista Luciano De Crescenzo aveva evidenziato che la Napoli antica piuttosto che essere annoverata per la presenza di grandi generale e guerrieri era ricordata per la presenza di abili attori tra i quali appunto Maccus, Bucco, Dossenus e Pappus.

In conclusione della mattinata, tra un crescendo di pubblico e di consensi, Luciano Catena del comitato “Contromunnezza” ha letto un intenso appello a sostegno del campagna contro i roghi tossici che è stato molto condiviso da De Crescenzo che ha condannato questa terribile piaga che investe la gloriosa terra campana. Alla fine della mattinata De Crescenzo ha firmato decine di autografi al numeroso pubblico accorso per festeggiare e stringere la mano ad un monumento vivente della cultura filosofica partenopea figlia della Magna Grecia.

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