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Camorra, sequestrati beni per 35 milioni al clan Perreca-Delli Paoli

 RECALE. La Guardia di Finanza di Napoli sta sequestrando beni per 35 milioni di euro ai fratelli Acconcia, imprenditori del casertano, ritenuti prestanome del clan Perreca-Delli Paoli di Recale, aderenti al cartello malavitoso dei casalesi.

Grazie ai rapporti privilegiati con la cosca avrebbero ricevuto “protezione”, soprattutto non venendo vessati dalle richieste estorsive. Una posizione di vantaggio che avrebbe consentito loro di lavorare nel settore del trasporto di merci su strada praticamente in regime di monopolio.

Due capannoni della ex Indesit sono la parte più grossa, oltre alla società di trasporto denominata Trasfiv, del sequestro operato dai finanzieri del Gico, nell’ambito delle indagini sui fratelli Antonio, Alessandro e Antimo Acconcia, su richiesta di sequestro avanzata dal pm Giovanni Conzo e accolta dal tribunale Misure di Prevenzione, presidente Raffaello Magi.

Nel complesso, sottoposte a sequestro 7 società di capitali, con sede nelle province di Roma, Caserta e Vasto (Chieti), operanti nei settori del trasporto di merci su strada ed immobiliare, nonché beni personali (appartamenti, auto, motoveicoli e rapporti bancari) intestati ai due imprenditori ed alle rispettive consorti.

Il sequestro è partito dalle indagini economico-finanziarie della Dda di Napoli che hanno evidenziato una sproporzione tra i redditi formalmente dichiarati dagli Acconcia e le attività economiche effettivamente esercitate, anche avuto riguardo all’ingente patrimonio agli stessi, riconducibile sotto forma di beni immobili, mobili e strumentali, rapporti bancari accesi presso molteplici istituti di credito sull’intero territorio nazionale, nonché quote di partecipazioni in società operanti nel settore immobiliare.

Fondamentali per lo sviluppo delle indagini sono state le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Giuseppe Pettone e Michele Froncillo. “Le notizie sui fratelli Acconcia – spiega Pettone ai magistrati nel 2011 – erano state fornite da Andrea Letizia, soggetto di vertice del clan Piccolo, anche perché i Piccolo volevano entrare in società con gli Acconcia ma non ci sono mai riusciti, in quanto vi era l’opposizione dei Perreca che avevano fatto una società con gli Acconcia ai quali avevano anche conferito dei loro camion”. Uno dei fratelli Acconcia, Antimo, detto Peppino, appare, agli inquirenti, talmente ‘vicino’ allo ‘zio’ Tonino Delli Paoli – già condannato nel maxi processo Bardellino – da averne agevolato la fuga il 30 marzo ’90, con un comportamento che, stando alla Dda di Napoli, “va ben oltre la semplice connivenza e assume quasi le ‘fattezze’ giuridiche dell’associato vero e proprio”.Un paio di mesi dopo quella fuga Delli Paoli si rende autore di un omicidio.

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