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Primarie Pd: a chi spetta la memoria del “sindaco pescatore”?

VassalloROMA. E’ un po’ come salire sul carro dei vincitori, solo che si tratta di un carro funebre. La campagna elettorale per le Primarie del Pd che ha avuto il suo apogeo nel faccia a faccia Renzi – Bersani ha dato vita all’ennesimo sciacallaggio della memoria.

La figura di Angelo Vassallo – il sindaco pescatore – è stata oggetto di rivendicazione politica da parte di entrambi gli sfidanti alla poltrona di leader del centro sinistra. Il Segretario Bersani, ad esempio , si è giocato l’asso del sindaco di Pollica, ucciso il 5 settembre 2010 con sette colpi di pistola esplosi in un attentato criminale, in diretta nazionale. L’ha fatto per rivendicare il suo modello di buona amministrazione del Meridione praticato da parte di un primo cittadino con in tasca la tessera del Pd. Il giovane Renzi, nel suo tour elettorale che l’ha visto calcare la scena dei migliori teatri campani, ha riassunto il suo progetto per il Sud nell’assioma Vassallo – Don Diana – Giancarlo Siani. Applausi garantiti e giù il sipario su ogni proposta concreta di lotta alle mafie.

La domanda è lecita: come il partito ha sostenuto in vita il “suo” simbolo di legalità che, con tanta tracotanza, ora innalza a vessillo? Angelo Vassallo, come ricordato nel libro “Il sindaco Pescatore”, scritto dal fratello Dario dopo il suo assassinio, soleva dire ai suoi collaboratori:“Quanto più si fa per gi altri tanto più si rimane soli, alla fine si dà quasi fastidio”. La sua era un’amara ma lucida riflessione politica.

Se n’erano resi conto anche i suoi concittadini che avevano inviato all’allora segretario Pd Walter Veltroni questa mail: “Egregio segretario, ci sembra doveroso sottoporre alla sua attenzione una delle eccellenze amministrative e politiche della Regione Campania: Angelo Vassallo. Vassallo ha creato negli anni un modello di sviluppo territoriale sostenibile, consolidato e riconosciuto. Inoltre, ha permesso agli enti da lui amministrati di assurgere alla cronaca locale e nazionale quali eccellenze gestionali pur nel difficile contesto regionale. Riteniamo che lei non possa fare a meno di tenere nella giusta considerazione la candidatura di Vassallo alle prossime elezioni”.

Nessuna risposta alla prima mail; un errore della segreteria del partito di sicuro. Il Pd cittadino ha quindi inviato una seconda mail a Goffredo Bettini, coordinatore dei democratici, accludendo il curriculum di Angelo. Nessuno dell’establishment del Pd si è degnato di rispondere, mai.

Dario Vassallo che da quel 5 settembre, attraverso la “Fondazione Angelo Vassallo”, tutela la memoria e l’immagine di suo fratello attraverso incontri pubblici in tutta Italia, ha ricordato più volte l’isolamento del primo cittadino dal contesto politico locale e nazionale. “Come si spiega che l’annuncio dell’assassinio del Sindaco Pescatore sia stato accolto con indifferenza dal Senato italiano mentre il Parlamento Europeo stava osservando un minuto di silenzio in sua memoria? Sono convinto che se Angelo non fosse stato isolato nella sua attività politica, non sarebbe stato un bersaglio facile per la criminalità e forse sarebbe ancora con noi”.

Vassallo è divenuto la nuova bandiera che i tombaroli della memoria hanno trafugato dalla realtà per issarla indegnamente al pennone della propaganda politica e del facile populismo. Il sindaco pescatore non è solo. Prima di lui stessa sorte è toccata a Giancarlo Siani e don Peppe Diana. Tre campani, tre vittime della criminalità, tre uomini lasciati soli. Tre “santini” da agitare per coprire la responsabilità di chi i problemi delle mafie al Sud non ha mai saputo e voluto affrontare, ma è sempre in prima linea per appropriarsi del loro fulgido ma tragico passato.

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