Italia

‘Ndrangheta, sequestrati beni per 20 milioni a Torino

 TORINO. La Dia di Torino ha sequestrato beni, per un valore complessivo di circa 20 milioni di euro, a carico della famiglia Marando, ai vertici di un’importante cosca calabrese operante in Piemonte efacente parte della consorteria Perre – Marando – Agresta, …

strettamente legata alla famiglia dei Barbaro di Platì, per anni egemone in questa regione. Il sequestro, disposto dal Tribunale Misure di Prevenzione di Torino su specifica proposta avanzata dal direttore della Direzione investigativa antimafia rappresenta il coronamento, secondo il principio del doppio binario, dell’attività investigativa denominata “Marcos” avviata già nel 2009 dal Centro operativo di Torino e conclusa nel 2010 con l’esecuzione di 8 ordinanze di custodia cautelare in carcere, per il reato di riciclaggio aggravato, nei confronti della “famiglia” Marando: Domenico, attuale reggente e fratello dello “storico” capo famiglia Pasqualino, verosimilmente deceduto a seguito di un agguato nei primi anni del 2000, di suo figlio Antonio, di suo fratello Nicola e del nipote Luigi.

Il patrimonio illecitamente acquisito dal gruppo familiare attraverso il reimpiego dei flussi di denaro provenienti dal narcotraffico erano affidati a Cosimo Salerno, originario di Bianco (Reggio Calabria) – anch’egli tratto in arresto nel corso dell’operazione Marcos – che sin dal 2000 si occupava di investire, per conto dei Marando, il denaro “sporco” in attività ed imprese di costruzione e gestione immobiliare.

A seguito di conflitti interni dovuti allo stato di reclusione in cui da anni versavano i fratelli Domenico ed il fratello Rosario, gli unici in grado di ricomporre la famiglia, tale ingente patrimonio rischiava di essere sottratto da altri membri della cosca; per tali motivi Domenico Marando ha incaricato successivamente la famiglia Tassone/Filardo di subentrare al geometra Cosimo Salerno nella gestione di questo patrimonio, intestandosi così ville, quote societarie, licenze commerciali ed abitazioni da tenere a disposizione dei Marando.

Nel corso dell’operazionesono stati colpiti da provvedimenti di custodia cautelare anche Francesco Tassone, che aveva sostituito il Salerno nella gestione del patrimonio illecito, la sorella Maria Tassone, che – sfruttando l’incarico di educatrice nel carcere di Rebibbia dove era recluso Domenico Marando – aveva il compito di “portaordini” all’esterno per il boss e Francesco Filardo, marito di quest’ultima.

Il quadro indiziario fornito dalla Direzione Investigativa Antimafia ha individuato un contesto di pericolosità estremamente grave, intenso ed attuale, sicuramente idoneo a giustificare l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale, nei confronti dei quali è stata anche richiesta la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza.

Il patrimonio complessivamente sequestrato dell’ammontare di 20 milioni di euro si compone di abitazioni, ville e terreni ubicati in Piemonte, Lombardia, Lazio e Calabria, formalmente intestati a persone fisiche (parenti o comunque soggetti contigui alla cosca Marando) ed a società, gestite per conto dei Marando da professionisti del settore immobiliare.

L’importante risultato conseguito esalta ancora una volta la missione prioritaria affidata alla Direzione Investigativa Antimafia nel campo delle investigazioni preventive che rappresentano oggi lo strumento per colpire la forza economica e finanziaria della criminalità organizzata.

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