Italia

Corruzione, 11 arresti al ministero: c’e’ anche il capo segreteria di Braga

 ROMA. Il capo della segreteria del sottosegretario Braga, Giuseppe Ambrosio, è tra i destinatari dei provvedimenti della Procura di Roma nei confronti di dirigenti e funzionari del Ministero delle Politiche agricole.

58 anni, di San Giuseppe Vesuviano (Napoli), Ambrosio è sposato e padre di una figlia. E’ dirigente generale al Ministero da tredici anni ed è stato capo di gabinetto degli ex ministri Zaia e Galan.

Undici gli arresti, tra dirigenti e funzionari pubblici del ministero delle Politiche Agricole, e imprenditori, con l’accusa di corruzione nell’ambito dell’operazione ‘Centurione’. Li ha eseguiti, in esecuzione di un’ordinanza del gip Flavia Costantini, il comando provinciale di Roma della Guardia di finanza .

Le accuse sono corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, turbata libertà degli incanti e turbata libertà nella scelta del contraente. Per le stesse ipotesi di reato sono indagate in tutto 37 persone, di cui 13 sono dirigenti e funzionari pubblici. Contestualmente è stato eseguito nei confronti degli indagati il sequestro preventivo di denaro e beni per un valore complessivo di oltre 22 milioni di euro.

Ammontano invece a 32 milioni di euro i contributi statali illecitamente percepiti da alcuni imprenditori grazie alla corruzione dei funzionari del Ministero. Le indagini sono state condotte dal nucleo di polizia tributaria della capitale e coordinate dal procuratore aggiunto, Nello Rossi, e dal sostitutoStefano Fava, del gruppo ‘Reati contro l’economia’ della procura della Repubblica di Roma.

Dall’inchiesta è emerso un diffuso sistema corruttivo radicato nell’ambito del Ministero. Ambrosio, che è anche direttore generale del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in Agricoltura, soprannominato ‘il Centurione’ (da cui il nome dell’operazione), è stato arrestato assieme alla moglie e ad una persona “di fiducia”, entrambi dipendenti del Ministero.

Per il dirigente l’accusa non è soltanto quella di avere favorito, dietro compenso, alcuni imprenditori ma anche di avere cooperato alla concessione di contributi pubblici in favore del Comune di Maratea e di Todi, rispettivamente per 63.500 e 125mila euro, ricevendo in cambio l’omessa vigilanza edilizia su alcune opere realizzate abusivamente nelle ville di proprietà. Ville per la cui realizzazione, secondo la ricostruzione degli inquirenti, il funzionario ha impiegato risorse per circa 1,27 milioni di euro “non coerenti con il proprio reddito familiare”.

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