Italia

Bersani: “Berlusconi mi sfida? Non vedo l’ora”

 ROMA. Bersani da Tripoli eslcude il ticket con Renzi e lancia la sfida a Berlusconi. Il segretario poi si rivolge all’ex premier e ad Alfano: “Sulla legge elettorale dicano cosa hanno intenzione di fare”.

“Auguri… se sarà sfida la faremo. Non vedo l’ora”, dice il segretario a proposito delle voci che trapelano dal Pdl e che danno l’ex premier seriamente intenzionato a correre contro il leader Pd.

E poi, sull’eventualità di un ticket con Matteo Renzi aggiunge: “Quello che abbiamo fatto non l’abbiamo fatto io e Renzi, non sono voti di Renzi o Bersani. Ticket? Non abbiamo il duopolio, io non pretendo il monopolio ma siamo un collettivo aperto e plurale, discutiamo insieme e poi siamo uno squadrone che vuole servire il Paese”. “Il partito – prosegue – non è né mio né suo, riusciremo tutti insieme a fare squadra. Il problema è che in Italia siamo abituati all’imperatore, all’uomo solo al comando, c’è l’idea che discutere sia alternativo a decidere. Noi discutiamo anche animatamente poi siamo una squadra che vuole servire il Paese”.

Il segretario Pd ribadisce che “alla prima occasione con Renzi ci vedremo ma quello che abbiamo fatto non l’abbiamo fatto noi due”. E nega che in caso di vittoria alle elezioni il centrosinistra avrà scontri e divisioni come nel governo Prodi.

La priorità post-primarie? “Il dossier più importante è la legge elettorale in relazione allo sbandamento del centrodestra”, spiega poi Bersani, che aggiunge: “Se domani il Pdl avrà una riunione per decidere la linea politica, per favore ci faccia sapere cosa pensa precisamente, e sul piano politico, della legge elettorale, perchè non capiamo più, è la ventesima proposta, e non conosciamo le intenzioni politiche”.

Quanto all’ipotesi di un election day a febbraio (esclusa da Palazzo Chigi e Quirinale) il segretario sottolinea: “Ho sempre pensato che sia sensato tenere separate le elezioni regionali e politiche. Dopo di che voglio capire se Alfano e Berlusconi vogliono e come le elezioni politiche a febbraio. Parlare di election day senza capire cosa significa è difficile”. Poi sul Lazio “Ci sono norme e varie sentenze per il fatto che ai primi di febbraio si voterà nel Lazio, non è un optional”.

Bersani, inoltre,parla di politica estera, in relazione al suo viaggio a Tripoli: “C’è tantissimo da fare, tante cose buone. Questo è un mondo in evoluzione con grandi cambiamenti che ha un sentimento di amicizia profonda con l’Italia e chiede aiuti politici, economici e culturali. L’Italia ci deve essere mentre ho l’impressione che abbiamo perso la percezione che siamo un grande Paese con un ruolo nel Mediterraneo”. “In politica estera si discute con gli altri. C’è la discussione e poi la sintesi e la decisione. Siamo in condizione più che altri per avere l’apertura sufficiente a reggere un’ottima politica estera”, aggiunge.

Dal canto suo, Renzi pare aver davvero chiuso un capitolo: “Io ora sto cercando di completare il Teatro dell’Opera: le discussioni mediatiche su ciò che avverrà a Roma nei prossimi mesi non mi riguardano più”, ha ribadito il sindaco ai cronisti che gli chiedevano se avesse cercato di inviare in Parlamento, alle prossime elezioni, alcune persone a lui vicine. “Mi sarebbe piaciuto provare a cambiare l’Italia – ha continuato Renzi – Ci abbiamo provato ed abbiamo la coscienza a posto. Nel momento però in cui gli italiani che sono andati ai gazebo hanno scelto un altro progetto, uno lascia a chi ha vinto il compito di gestire la partita. Ora non tocca più a me”.

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