Italia

Confronto Bersani-Renzi: è scontro sul Mezzogiorno

 ROMA. Mentre si avvicina il ballottaggio di domenica 2 per le primarie del centrosinistra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi si sono sfidati mercoledì, in prima serata, su Raiuno, in un confronto condotto da Monica Maggioni.

“Serve un cambiamento e io lo posso offrire” l’appello finale del segretario del Pd. “Sono abbastanza soddisfatto” è invece il commento del sindaco di Firenze. “Mi sono piaciuti alternativamente, c’è sostanza”, commenta Laura Puppato, candidata nel primo turno.

Ma a dare giudizi più estesi sono i quotidiani in edicola. Repubblica ha affidato i voti a 5 firme. Lucia Annunziata: 6 a Bersani, 8 a Renzi; Natalia Aspesi: 8 a Bersani, 7 a Renzi; Filippo Ceccarelli: 6 a Bersani, 6,5 a Renzi; Francesco Merlo: 6+ a Bersani, 6-a Renzi; Michele Serra: 7,5 a Bersani, 7 a Renzi.

Anche il Corriere dellaSerasi affida alle proprie firme. Aldo Grasso assegna un 6 a Bersani e un 7 a Renzi; pareggio per Maria Laura Rodotà, Aldo Cazzullo e Francesco Piccolo che assegnano rispettivamente un 6,5 , un 7 e un 7,5 a entrambi. La Stampa riporta un sondaggio condotto inseme a Quorum secondo cui Matteo Renzi avrebbe convinto il 49% dei telespettatori contro il 38% di Bersani.

Commenti sul faccia a faccia anche sui quotidiani di centrodestra. Per Il Giornale Bersani è sembrato “nervoso e imballato, costretto a giocare in difesa”. E fa “autogol sul finanziamento pubblico ai partiti”. Il quotidiano diretto da Sallusti riporta anche un fuorionda di Renzi che avrebbe detto ai giornalisti, al termine della diretta, di avere vinto “tre a uno”.

Sorrisi, strette di mano, cravatta rossa scaramantica per Bersani, la solita camicia bianca senza giacca per Renzi. Comincia in un clima cordiale e si scalda sul tema della lotta all’evasione fiscale il confronto tra i due esponenti del Pd. Come riferisce la Rai, a seguire il dibattito c’erano 6 milioni 584mila spettatori, con uno share 22,85%.

LOTTA ALL’EVASIONE.“Si paga molto perché non si paga tutti. O decidiamo di combattere l’evasione o facciamo finta, dobbiamo abituarci a usare meno il contante. E poi serve la tracciabilità dei movimenti bancari, le agenzie del fisco più amichevoli con chi paga le tasse. Bisogna attaccare a livello europeo e internazionale i paradisi fiscali” dice Pier Luigi Bersani, illustrando le sue ricette per combattere l’evasione fiscale.

Subito dopo l’affondo di Renzi: “Un po’ di responsabilità” sulla mancata lotta all’evasione “ce l’abbiamo anche noi del centrosinistra – attaccail sindaco di Firenze – avevo i pantaloni corti quando già si parlava di lotta all’evasione”. “Bisogna avere il coraggio di dire che gli strumenti non sono stati all’altezza – continua – Equitalia è un modello forte con i deboli, ma i soldi non li prendiamo. Ce la siamo presa con il piccolo ma non siamo andati a prendere i grossi”.

Dura la replica di Bersani: “Equitalia non l’abbiamo inventata noi, nonostante quel che dice Matteo. Stiamo cercando di migliorarla”. Ma Renzi ha avuto l’ultima parola: “Non ho mai detto che l’abbiamo inventata noi, ma che il nostro governo con te e Visco le ha dato i poteri”.

Bersani ha risposto anche alle critiche di Renzi sul mancato accordo fiscale con la Svizzera, per tassare i capitali esportati: “Capisco che c’è chi vuole un passerotto in mano piuttosto che un tacchino sul tetto, ma se le cose restano così è un condono. Se non cambia è un condono”.

LEGALITA’ E MEZZOGIORNO.Altro tema caldo quello del Mezzogiorno. Da una parte la battaglia della legalità, dall’altra quella contro una mentalità considerata clientelare. “La lotta della legalità è un grande problema nazionale; al Sud la criminalità occupa il territorio, al Nord investe e si inserisce nell’economia reale. E’ la più grande industria nel Paese e non possiamo far spallucce e girarci dall’altra parte”, ha detto il segretario del Pd. “Non c’è un problema Sud, c’è un problema Italia. I temi al centro delle primarie non servono al Sud, servono al Paese”, ha detto invece Renzi. “Il Sud è il luogo in cui si gioca la nostra sfida. Dobbiamo riuscire a liberarlo dalle raccomandazioni, a spendere bene i soldi o non andremo da nessuna parte. “Non ho preso molti voti al Sud – ha aggiunto il sindaco di Firenze – ma sono contento di perdere le primarie se non riesco a far capire che è venuto il momento della scossa. O il Sud cambia ed esce da questa logica di raccomandazione o non si va da nessuna parte”.

ALLEANZE.Spazio anche alle domande dei sostenitori dei candidati. Una sostenitrice di Renzi ha chiesto a Bersani se ritenga necessaria l’alleanza con l’Udc di Casini e l’Idv di Di Pietro. “Se si allude alle alleanze come possono delinearsi ora senza sapere la nuova legge elettorale, ribadisco che noi organizziamo il campo dei progressisti e del civismo, dopodiché l’area dei progressisti si deve aprire a formazioni di centro democratiche che rifiutano revival di berlusconiani e leghisti” ha risposto Bersani. “Sarà un’alleanza? Non lo so, se c’è una convergenza programmatica siamo pronti a verificarlo. Davanti al populismo di destra non possiamo chiuderci” ha concluso.

“Credo che non dovremmo fare l’accordo con Pier Ferdinando Casini. Vendola chiede a Bersani qualcosa che profuma di sinistra, questa ipotesi profuma molto di inciucio…”, ha tagliato corto invece Renzi. “Abbiamo già dato. Casini è rispettabilissimo”, ha assicurato, ma non si può dire “facciamo un’alleanza con i moderati perché Casini vada in franchising a prenderci i voti dei moderati”. “Sei sicuro che riusciamo a tenere tutte le anime insieme? La nostra preoccupazione è finire come l’Unione del 2008” ha detto ancora Renzi. “Attenzione a non usare l’argomento dell’avversaio”, la secca replica del segretario.

LE SCUSE.Tra le domande finali, anche a chi i candidati si sentissero di chiedere scusa, per motivi privati o politici. “E’ chiaro che viene in mente mia moglie e mia figlia per tutto il tempo che ho rubato a loro. Poi chiedo scusa al mio bravissimo parroco per lo sciopero dei chierichetti, era giusto farlo ma lui ci soffrì” la risposta di Pier Luigi Bersani. “Il primo pensiero va a moglie e figli ma soprattutto a mio fratello, laureato 110 e lode in medicina, ma ha lasciato l’Italia perché ha detto che se faceva il medico a Firenze si dirà che sono il fratello del sindaco” ha detto invece Renzi.

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